Magic a Firenze e provincia: i dolori di un giovane nerd

magic a firenze

La formazione di un giovane nerd di provincia attraverso magie, mostri e sonore batoste. Semplicemente: Magic a Firenze.

Tanto tempo fa, in una Firenze lontana lontana

Giocare a Magic a Firenze è stato il punto di partenza per la mia “carriera” da nerd. Ho iniziato a giocare  nell’estate del 2004. Avevo 12 anni. Il gioco non mi era nuovo: ogni estate a Forte dei Marmi, dove trascorrevo le vacanze estive, vedevo gruppetti di ragazzi più grandi che passavano le ore più calde del pomeriggio a giocarci sotto i gazebo dello stabilimento balneare. Io mi limitavo ad osservarli, senza osare chiedere a qualcuno di insegnarmi a giocare.

Era un gioco da grandi, e io avevo altro per la testa. Eppure ricordo che mi affascinava. Vuoi perchè era un universo popolato di mostri, e a me i mostri sono sempre piaciuti (specialmente da bambino), vuoi perchè l’idea di fare qualcosa “da grandi” mi intrigava, mi sentivo attratto da quel mondo. Finchè, nel 2004, in un afoso giorno di luglio, avvenne la svolta.

I balocchi dei grandi

Con mio fratello eravamo a casa di mia nonna, come spesso accadeva durante l’estate. Quel giorno c’era anche mio cugino, che ci disse che aveva imparato a giocare a Magic. Non mi pareva vero, finalmente avevo la possibilità di imparare. Gli chiesi di insegnarmi, ma lui aveva un mazzo soltanto, non si poteva fare con uno solo. Ne servivano almeno due.

Chiesi allora a mia nonna di darmi qualche soldo per andare a comprarne uno mio. I “soldi per i balocchi, come diceva lei. Perché sì, a pensarci oggi, ovviamente erano balocchi, una scemenza. Ma in quel momento li volevo più di ogni altra cosa.

Magic a Firenze
Immagini di Lorenzo Perilli.

Un grande inizio

Il mio primo mazzo fu un mazzo da principianti da 40 carte. Il minimo indispensabile per cominciare. Considerate che un mazzo competitivo deve averne almeno 60. Dei cinque colori che compongono le fazioni del gioco (bianco, blu, nero, rosso, verde) scelsi il bianco. Mio fratello, invece, il nero. Passammo tutto il giorno a girare per le cartolerie intorno a Via Gran Bretagna a rifornirci di bustine delle espansioni in vendita in quel periodo.

Il mio mazzo era dell’ottava edizione, un’espansione fatta di ristampe di carte già uscite in precedenza. le bustine che compravamo erano di altre due espansioni uscite da poco : Mirrodin e Darksteel. Quel giorno spendemmo un capitale ( se ci penso, un po’ rido e un po’ piango) e non trovammo nulla di valore. Ma ai miei occhi fu un inizio grandioso.

Le regole, queste sconosciute

A distanza di tempo, mi rendo conto che non fu tanto difficile imparare a giocare a Magic, quanto invece imparare correttamente le regole. Perchè il problema era che non ti veniva fornito un regolamento a cui fare riferimento se avevi dei dubbi. Nei mazzi base c’era un semplice foglio in cui veniva raccontata a grandi linee la storia del mondo in cui erano ambientate le espansioni e dei consigli su quali carte inserire nel mazzo per migliorarlo.

Se volevi imparare a giocare, dovevi chiedere a qualcuno più esperto, non c’era altra soluzione. Quel giorno mio cugino mi insegnò le regole come le aveva imparate lui. Il guaio era che quelle regole erano piene di falle. Le “energie” del gioco sono le terre e se ne possono giocare solo 1 per turno, a meno che non ci siano effetti di carte che consentono di fare diversamente. Ecco, noi partivamo mettendo in gioco tutte quelle che avevamo in mano. Le cose non potevano che migliorare, per fortuna.

Magic a Firenze
Immagini di Lorenzo Perilli

Al tavolo dei potenti

La soddisfazione più grande, per me, fu che quella stessa estate, per la prima volta, avrei giocato a Magic con i grandi. Per la prima volta mi sarei messo ad un tavolo con ragazzi più grandi di me e avrei giocato con loro. Mi sembrava di aver fatto il salto, di aver fatto un level up. Mi sentivo un loro pari. Purtroppo le cose non stavano esattamente così. Loro avevano molti più anni di esperienza di me, e non ci misero molto a farmelo capire.

Le prime partite che facevo si risolvevano in disfatte complete. Non avevo esperienza, non avevo tattica, non avevo nemmeno un mazzo decente! Il mio mazzo bianco si componeva di un’accozzaglia di carte che non ci incastravano nulla le une con le altre. Poi la situazione migliorò, quando un mio cugino più grande (e giocatore ben più esperto) mise mano al mio mazzo e gli diede un senso. Vinsi pochissime partite quell’estate. La strada era ancora lunga.

L’eco della provincia

Il problema di abitare in provincia e che lì arriva solo l’eco delle cose. Le mode, le novità, arrivano sempre in ritardo e in maniera attenuata, quasi che la distanza che le separa dal loro punto di origine faccia da filtro. Con Le Magic era lo stesso. Se a Firenze (e al mare) c’erano dei posti in cui potevi trovare qualcuno per giocare o fare qualche scambio, nel paese dove abito non era così. Giocare a Magic a Firenze era una cosa normale. Da me, invece, non solo non ci giocava nessuno, ma non si trovavano nemmeno le bustine dai giornalai. Il deserto più totale. Come se non bastasse, giocare a Magic equivaleva ed essere preso in giro dai compagni di scuola. Le ragazze poi ti scansavano proprio. Non che normalmente non lo facessero se non giocavi a calcio o non eri munito di motorino. Ma le Magic erano un motivo in più per farlo.

Un gioco a misura di nerd

A distanza di anni, credo che quello che mi piaceva di più di Magic (oltre ai mostri) fosse la filosofia racchiusa nel gioco. Perché quando Richard Garfield creò il gioco nel 1993, diede vita non solo al primo gioco di carte collezionabili della storia.

Creò un gioco “nerd friendly”, cioè un gioco dove non importava chi eri, cosa facevi nella vita. Importava solo la tattica, la capacità di ragionamento, il saper prevedere le mosse dell’avversario e prendere contromisure adeguate. Non eri più un semplice giocatore : eri un generale sul campo di battaglia che sfidava un avversario a colpi di magie. Ed è qui che risiede la filosofia: non vince chi ha le carte più costose, vince chi riesce a giocarle meglio. Mi ci volle un po’ per capirlo. ma quando lo capii, cominciarono ad arrivare le prime soddisfazioni.

Magic a Firenze
Immagini di Lorenzo Perilli.

Debutto in società

Il mio banco di prova vero e proprio fu il Seven Dragons in via Maragliano, ovviamente a Firenze. Ci passavo davanti tutte le volte che accompagnavo i miei nonni a fare la spesa. Cominciai ad andarci ogni volta che potevo, il che significava ogni volta che andavamo a trovare i nonni. A qual tempo non avevo altro modo di andarci per dedicarmi a quelli che mia nonna continuava a definire “balocchi”. Fu un vero trauma.

Giocare a Magic in un posto simile era completamente diverso da come avevo fatto fino a quel momento. Se a Forte dei Marmi avevo giocato con persone con più esperienza di me, qui mi dovetti confrontare con degli autentici mostri. Saranno stati pure balocchi, ma prendevo delle mazzate pazzesche. Le sconfitte si accumulavano una dopo l’altra, e quando vinsi la prima partita dopo parecchio tempo che frequentavo quel posto mi sembrò un mezzo miracolo. Se è vero che le sconfitte ti temprano più delle vittorie, allora ero diventato un pezzo d’acciaio.

Pura malvagità

Di tutte le persone con cui ho giocato a Magic a Firenze ne ricordo una in particolare. Non ricordo esattamente il nome. Ricordo però che non avresti mai detto che fosse un giocatore di Magic, né da come si vestiva né dai modi di fare.

Ma quello che mi è rimasto più impresso era il suo sguardo, un misto tra sfida e voglia di farti a pezzi. E quella sensazione te la trasmetteva anche quando giocava. Riusciva a trasformare le partite in una guerra al massacro e non mostrava alcuna pietà nei tuoi confronti. Non contento, commentava pure le situazioni di vantaggio che si creavano a suo favore e scherzava su come poteva fare il maggior danno possibile. Le poche volte che sono riuscito a vincere con lui mi hanno dato una bella soddisfazione. Ma le legnate prese non me le posso dimenticare.

Budget vs talento

La cosa bella di Magic è che può accontentare quasi ogni tipo di giocatore. Vuoi un mazzo aggressivo? Ci sono le carte per costruire un mazzo aggressivo. Vuoi far scartare tutte le carte del mazzo all’avversario? Presto fatto, ci sono anche quelle. Il problema è che non sempre si hanno i soldi per poterli realizzare. Perché un altro ostacolo sulla strada di chi si avventura in questo gioco, oltre alla necessità di accumulare esperienza, è dato dal denaro. Ed è un problema non solo di chi gioca a Magic a Firenze ma di tutti i giocatori del mondo. Spesso ci si trova ad affrontare il problema di risorse limitate e carte troppo costose per essere acquistate. E questo è uno scoglio in cui si imbattono molti giocatori, oltre ad essere una delle maggiori critiche che vengono rivolte al gioco. Perché, purtroppo, non sempre è il giocatore più bravo a vincere ma quello con più soldi da investire.

Magic a Firenze
Immagini di Lorenzo Perilli.

Avversari, amici, fratelli

Ho avuto diversi compagni di Magic: mio fratello, mio cugino, un compagno di squadra di basket, e il mio migliore amico. Ognuno di loro ha rappresentato una diversa sfida e un diverso modo di approcciarmi al gioco. Se con mio fratello dovevo fare attenzione a non far degenerare una partita nell’ennesimo litigio, con il mio migliore amico la sfida era riuscire a convincerlo che una certa regola dovesse essere applicata in un certo modo. E non sempre ci riuscivo.

Le nostre partite duravano ore. E non perché fossimo dei fini strateghi, tutt’altro. Giocavamo da cani, e le partite si protraevano in attesa che arrivasse la carta decisiva. Una battaglia basata sullo stallo e sui colpi di fortuna. Che io, purtroppo, non avevo così spesso.

Magic senza frontiere

Giocare a Magic a Firenze aveva senza dubbio dei vantaggi, primo fra tutti non sentirsi un disadattato. Il problema era che non riuscivi a farti degli amici veri e propri. Certo, c’erano persone con cui giocavi più spesso di altre, ma non li potevi considerare tuoi amici a tutti gli effetti. Quando nel 2014 a Figline Valdarno aprì il Kurousagi Comics&Games fu un bel cambiamento. Non solo perché era oggettivamente comodo avere un posto vicino casa dove trovarsi per giocare a Magic, ma anche perché finalmente il gioco aveva attecchito in un territorio tradizionalmente refrattario ai cambiamenti. Fu bello scoprire che c’erano molte altre persone che condividevano la stessa passione. Se prima mancava un luogo dove trovarsi, adesso finalmente c’era.

Una simpatica banda di grulli

La cosa bella di avere un posto simile vicino casa, è che ti permette di conoscere persone che magari abitano letteralmente dall’altro lato della strada e con cui non avevi mai avuto modo di parlare. Soprattutto, che non credevi condividessero la tua stessa passione. E magari scopri che avete frequentato gli stessi posti senza esservi mai incrociati. Ed è anche interessante vedere come, pur facendo vite diverse tra loro, ci sia un generale allineamento alla follia dei giocatori. Perché che tu sia un avvocato, un impiegato, un cameriere o uno studente ad essere grulli insieme ci si diverte di più e ti fai qualche nuovo amico.

Il Batta

Tutto questo è possibile grazie a Simone Battaglini, che chiunque frequenti il negozio chiama Batta. Simone appartiene a quella cerchia di persone che ha capito che il gioco può essere sia un divertimento sia un mezzo per conoscere altre persone e migliorarsi. E l’ambiente che cerca di creare all’interno del negozio è inclusivo e piacevole. Certo, non mancano gli attriti con alcuni clienti o situazioni spiacevoli, però sono più l’eccezione che la regola. Nerd a trecentosessanta gradi, Simone cerca di coinvolgere sempre più persone negli eventi che organizza in negozio, partecipando lui stesso in prima persona anche a costo di fare tardi le sere in cui fa apertura serale. E si può star certi che il giorno dopo il negozio sarà comunque aperto.

Magic a Firenze
Immagine via

Il tempo dei balocchi è finito

Ho giocato a Magic per 13 anni, tra alterne fortune e avversari più o meno impegnativi. Di recente ho deciso di smettere e ho venduto i miei mazzi e le carte che avevo in un raccoglitore. Quelle che non ho venduto sono finite in un sacco della spazzatura e donate alla raccolta differenziata. Giocare a Magic a Firenze prima, e nel Valdarno poi, è stato un percorso importante della mia vita. Ho raggiunto risultati degni di nota? Non direi. Mi sono fatto un nome nell’ambiente? Non credo. Quello che so è che qualche soddisfazione me la sono tolta e ho conosciuto un sacco di persone durante quest’avventura.

Mi viene da chiedermi se alla fine di tutto cambierei qualcosa di questo percorso. Forse cambierei il mazzo con cui ho cominciato. Forse cercherei un maestro migliore che mi insegni correttamente le regole. Ma allora, dove sarebbe il divertimento? Mia nonna li chiamava balocchi. Ma è grazie a quei balocchi se sono diventato grande.

Tutte le foto di Lorenzo Perilli.

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  • Sono nato a Firenze ma (ahimè) vivo nel Valdarno. Fumettaro incallito e appassionato di basket col desiderio di fare il giornalista.

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