Moschea a Firenze: sì, no ma alla fine sì

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Una moschea a Firenze dovrà essere costruita

C’è la domanda, qualche migliaio di residenti musulmani, un principio costituzionale a cui tenere fede e l’offerta, finanziamenti economici provenienti da istituzioni islamiche.
L’accordo raggiunto colloca la costruzione a Sesto Fiorentino. Per una serie di convergenze questa sembra essere l’opzione più adatta per la politica fiorentina e la comunità musulmana l’ha accettata. Perché come recita un antico adagio “meglio un uovo oggi che una gallina domani”.

Oltre a questi dati, dovremo però ragionare attentamente sul come vada costruita e gestita una moschea in Occidente al tempo della jihad globale.

La moschea è un diritto

Si sente sempre molto parlare di restare fedeli ai nostri principi e alla nostra identità culturale. Lo Stato italiano li afferma tutti nella primissima parte della Costituzione, che all’articolo 19 recita: “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”.

Non è chiaro quindi secondo quali motivazioni si possa negare un diritto basilare, se non per “tranquillizzare” l’opinione pubblica in un momento di grave tensione.
Il caos mediatico, fomentato dalle uscite di confusi liberali o convinti reazionari, induce a pensare che una moschea sia una minaccia alla sicurezza.

Moschea è sicurezza

La sua ipotetica realizzazione al contrario dimostrerebbe la natura inclusiva e libertaria della nostra società rispetto alle minoranze. È inoltre un atto fondamentale per combattere la marginalizzazione e l’esclusione, che come è noto sono i maggiori catalizzatori della radicalizzazione e del terrorismo islamico.
Analizzando i fenomeni in atto, si nota che il target a cui l’estremismo mira per accrescere i propri proseliti siano le seconde generazioni di immigrati.
Evitare la radicalizzazione attraverso l’integrazione. Se la mancanza di luoghi di culto dignitosi può essere interpretata come dimostrazione del disinteresse degli italiani verso l’integrazione, allora la moschea diventa necessaria.

Per la sicurezza nazionale, secondo i corpi di polizia impegnati nella repressione delle attività terroristiche, sarebbe auspicabile avere moschee aperte che rispettino le leggi. Questo per evitare scantinati bui, di fatto incontrollabili, in cui fedeli si ritrovano a praticare il loro culto in mancanza di una più dignitosa sistemazione. La moschea regolare ha un rapporto con le istituzioni, si sa chi sono gli imam, la lingua delle celebrazioni è concordata. Molto concretamente, la trasparente attività della pratica religiosa diventa un deterrente per gli estremisti, che non trovano spazio per la loro propaganda. Ne sono ulteriore testimonianza i casi riportati di musulmani praticanti che hanno denunciato frequentatori della propria moschea in quanto fiancheggiatori della causa jihadista.

Finanziatori e finanziati

Negli ultimi anni ci siamo accorti di una realtà interessante. Alcuni paesi, non solo arabi, hanno elaborato programmi di finanziamento per la costruzione di moschee in tutto il mondo. In Europa sono state realizzate moschee per le molte comunità musulmane, le più numerose nei Balcani, la più discussa a Bruxelles.

Il finanziatore dell’opera non è un particolare di poco conto. Come sempre, chi paga controlla e decide cosa viene proclamato e insegnato all’interno, da chi ed in quale maniera.
Il rischio più preoccupante è che venga imposta una visione dell’Islam radicale, magari di corrente wahabita, finanziata dall’Arabia Saudita. Nel caso della moschea di Firenze questo creerebbe non pochi imbarazzi e ne potrebbe compromettere la realizzazione.
I precedenti europei ci dicono che, qualora lo Stato rinunciasse alla sua funzione di controllo e mediazione, anche le grandi moschee possono diventare fucine d’odio.

Tutto tranne l’islam

Alcuni giustificano il proprio no alla presenza di minareti nella piana fiorentina obiettando che i paesi a maggioranza musulmana non facciano costruire chiese ai cristiani. Ciò non corrisponde alla realtà, perché solo alcune aree destabilizzate perennemente dalla guerra e pochi esempi nel mondo adottano una politica del genere.

L’ostracismo rispetto alla costruzione di edifici religiosi è un fenomeno che riguarda prevalentemente l’Islam, mentre altri culti trovano liberamente spazio sul nostro territorio. È facile ricondurre questa diffidenza al particolare periodo storico, dove la minaccia terroristica è associata a una battaglia di fede.
Va ricordato infatti che, sebbene la logica dello scontro tra civiltà sia stata riportata in auge dai fondamentalisti islamici, questi sono una parte assolutamente minoritaria tra i seguaci del Corano. La maggioranza crede in una coesistenza tollerante con il mondo occidentale. È nostro compito dimostrare che non si sbagliano innanzitutto difendendo il loro diritto a praticare la fede.

A dire il vero va riportato che non sempre nella nostra storia siamo stati chiusi ed indisponibili, come testimonia la Sinagoga di via Farini. Fu costruita all’epoca dell’Unità d’Italia, per celebrare l’emancipazione degli ebrei italiani, un’opera d’impatto, tutt’altro che modesta. Era un progetto simbolico, enorme nelle dimensioni, così sfrontata da gareggiare in altezza con le cupole storiche della città rinascimentale.
Sapremo immaginarci ai giorni d’oggi l’approvazione di un’opera simile per una moschea?

La moschea di Firenze

La necessità di una moschea a Firenze non è un bisogno nuovo, il dibattito sulla sua realizzazione prosegue ormai da più di dieci anni. Sollevata la questione nel 2005, con ipotesi di referendum, viene ripresa nel 2009. Allora viene riconosciuta l’inadeguatezza dello spazio di preghiera allestito nella sede di Borgo Allegri, anche da parte delle istituzioni comunali.
Da lì, pur sostenendo che la città fosse pronta ad ospitare una moschea, non si procede.

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Foto di LOGO

Tuttavia, al 2015, la Regione Toscana ha stanziato 75 mila euro per l’individuazione di linee guida per la progettazione e la realizzazione di una moschea. Progetto che ha portato alla proposta di soluzioni quali l’ex aula bunker di viale Paolieri e l’area di stoccaggio del parco dell’Anconella. Seguono l’area ex Campolmi all’Isolotto, l’ex Panificio militare di via Mariti e l’ex caserma Gonzaga.
Ma nessuna delle opportunità in gioco è arrivata a qualcosa di concreto.

La svolta

Una convergenza di interessi sembra, nel Dicembre 2017, aver risolto il complicato puzzle dell’ubicazione della moschea.
La Curia, nella persona del vescovo Betori, la Politica, nella figura del sindaco sestese Falchi, e l’Università, con il rettore Dei, hanno trovato soluzione al problema della moschea, senza particolari difficoltà. Una volta riuniti intorno al tavolo, le contrattazioni non sono sembrate esasperate, né lunghe, né penalizzanti per nessuno dei tre attori. È stato deciso infatti che saranno ceduti i terreni lungo via Pasolini, a Sesto Fiorentino, appartenenti alla Curia, tra la Zambra e il Polo Scientifico. Cessione a titolo oneroso che permetterà alla comunità musulmana fiorentina di costruire una moschea e un centro culturale.

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La Curia reinvestirà i proventi della vendita effettuando una perequazione, ovvero ottenendo un altro terreno più a sud, attualmente dell’Università, sul quale esercitare simili diritti.
È forse questo l’aspetto meno felice dell’accordo: la cessione di una parte del Polo Scientifico a un ente religioso di cui nessuno sentiva la necessità.
Nessuno si aspettava d’altronde di risolvere una situazione così intricata senza qualche sacrificio, peccato solo che sia spettato al disegno urbanistico. Si pregiudica infatti la realizzazione del masterplan del Polo Scientifico e Tecnologico, la cui storia riserverebbe un articolo a parte.

Gli attori

E’ stata una scelta coraggiosa, il cui merito va riconosciuto ad ognuna delle parti in gioco. Tutte dimostrano l’ambizione di perseguire una politica comune in difesa dei valori democratici, per una società inclusiva, laica e rispettosa delle minoranze. Ricordiamo, in particolare, che il coinvolgimento diretto dell’Università e della Chiesa non si tratta di un atto dovuto.
Il Rettore Luigi Dei, che promuove un’Università che non si limita al semplice esercizio delle funzioni basilari, ma si spende per una causa meritevole. La Curia, con il suo intervento, si mostra solidale con chi è discriminato e dialogante con le altre confessioni religiose. Perfettamente in linea con la rotta imposta da Papa Francesco. Così Betori con un semplice scambio di proprietà pressoché equivalenti, apre le condizioni per siglare l’accordo.

Il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi conferma di avere salda una precisa visione di integrazione e convivenza pacifica. Sensibile alle minoranze residenti nel Comune, dà impulso a una prospettiva positiva di lungo termine per la propria comunità.
L’imam di Firenze e presidente dell’Ucoii, Izzedin Elzir, esprime orgoglio e riconoscimento dell’impegno congiunto. Un successo che permetterà alla comunità islamica di vivere la quotidianità con pari diritti e di essere trattati come cittadini italiani a tutti gli effetti.

La moschea si fa, però…

La questione è stata rimbalzata per un decennio e la scelta finale è atterrata nel più vasto confine della città metropolitana. Questa è sì una soluzione, ma lascia ancora inevasa una richiesta ben precisa: essere a Firenze.
Analizzando la vicenda, sembra però che il Comune di Firenze – senza muovere dito – tragga il maggiore vantaggio da questo accordo. Riesce infatti a ottenere il risultato che doveva perseguire, fuori dal proprio territorio comunale e senza esporsi politicamente alla gogna mediatica dell’anti-islamismo. Delegata la scelta dell’ubicazione di un importante centro islamico fuori dal cuore della città, rinuncia a un’opportunità autentica di dimostrarsi all’altezza del suo tempo.

L’accordo trovato è un risultato storico con cui già si cerca di accaparrare un ritorno di voti da entrambi gli schieramenti, nell’attuale campagna elettorale . Ma in questa vicenda, la politica dimostra tutta la sua debolezza, attraverso il timore del consenso popolare.

Habemus Situm

Verrebbe da pensare che sia stata scelta un’ubicazione periferica perché banalmente i fiorentini non vogliono in centro un minareto. Nondimeno che per i politici sia sconveniente farsi vedere troppo benevoli con una comunità guardata con sospetto. Non paga in termini di consenso.
“A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”.

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Un’area di 4500 m² è messa a disposizione per la realizzazione della moschea di Sesto Fiorentino e del relativo centro islamico. 2500 m² saranno previsti per la costruzione dell’edificio di culto. Si noti che il lotto era già stato destinato a luogo di culto (una Chiesa) dall’attuale Regolamento Urbanistico di Sesto Fiorentino, datato giugno 2015.
Le previsioni sono dunque confermate. Vengono mantenute le metrature e i volumi di un’area pensata e progettata per una nuova centralità, con attività commerciali attorno al sistema della piazza. Un intervento, anche a livello dimensionale, nella scala di Sesto Fiorentino (con un migliaio scarso di fedeli musulmani stimati). Ma non certo con l’obiettivo di realizzare la Grande Moschea.

Le dimensioni non contano

La comunità islamica fiorentina consta di ben altri numeri, che, secondo le stime dell’imam si aggirano intorno al 10% della popolazione cittadina. Dunque 30000 individui. Localizzare la moschea a Sesto Fiorentino non elimina i problemi già enunciati. Gli spazi di preghiera clandestini restano irrisolti e rimane l’inadeguato centro islamico di Borgo Allegri come unica realtà del capoluogo.
Nello scenario più auspicabile, si dovrebbero comunque prevedere orde di praticanti pendolari gravare sul centro di Sesto. Ma, facendo capo ai numeri sopracitati, la città non si troverebbe in grado di offrire un servizio soddisfacente in termini di capienza e trasporti.

Nonostante questo, tutto fa intendere che la moschea sarà pensata come una soluzione più o meno definitiva, calibrata su scala intercomunale. Nardella parla infatti di moschea per la città metropolitana. Ma ignora sia il fatto che di moschee nell’area metropolitana ce ne siano già, sia che i musulmani fiorentini, invece, la volevano a Firenze.
La questione della moschea di Firenze, di fatto, rimane non sospesa, bensì irrisolta.

Il contesto: la periferia di Sesto Fiorentino

È giusto costruire una moschea a Sesto Fiorentino?
A livello urbanistico la scelta di realizzare un nuovo polo medio-grande al di fuori del centro è una soluzione scontata e di buon senso. Ma è giusto per Sesto Fiorentino costruire una moschea in via Pasolini? La risposta è complessa per sua natura. L’urbanistica, la scienza che dovrebbe aiutarci a rispondere, instilla molti dubbi e fornisce pochissime soluzioni. Dopotutto non si basa su dogmi, bensì su strategie, che possono nel tempo rivelarsi vincenti o meno.

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Via Pasolini è un lungo asse stradale, che delimita l’espansione avvenuta negli ultimi 20 anni a sud di Sesto Fiorentino. Unisce il viale dell’Osmannoro con via del Termine, al confine con Firenze Castello, dove è costeggiato dalla recinzione dell’aeroporto di Peretola. Complessi residenziali costeggiano il lato nord, il quartiere Zambra e un noto centro commerciale.
A sud di questo viale, un fazzoletto delimitato dal Fosso Reale è in attesa di avere una precisa vocazione pubblica. Quest’area dovrebbe svolgere un ruolo di cerniera tra la città consolidata e una fascia residenziale iniziata e lasciata incompleta per sfortunate congiunture economiche. Sotto, si staglia il vasto Polo Scientifico e Tecnologico, altrettanto sciagurato e non finito.

Ad oggi le previsioni urbanistiche (se mantenute), nei prossimi 5-10 anni, farebbero di questa area, con l’arrivo della tramvia, il completamento del Polo. Si prospetta l’ultimazione del nuovo insediamento residenziale sul Viale della Pace e l’edificazione del nuovo liceo Agnoletti. Tutto ciò per ora è solo un grande miraggio, se non un vero grattacapo per l’amministrazione e un disagio per i suoi abitanti e utenti.

Miseria e nobiltà

Un campo nomadi sorge nell’area del masterplan del Polo Scientifico, affiancato da distese di campi e zone umide fino all’Osmannoro, quindi pascoli di pecore. Lo scenario raffigurato dà il senso e la percezione complessiva e popolare “dell’oltre viale Pasolini”. Un’area la cui sventura è quella di essere ostaggio di un’opera estremamente impattante: l’espansione dell’aeroporto di Peretola.
Questo potrà cambiare radicalmente la vivibilità e le prospettive future dell’area (quindi della moschea), eliminando l’esistenza del Polo e frenando il rilancio “sud-Pasoliniano”.

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Ancora più lontane le ipotesi riguardo il Parco della Piana, un’oasi faunistico-paesaggistica che avrebbe valorizzato le peculiarità del territorio non ancora antropizzato. Un baluardo di natura tra Firenze e Prato, opposto allo sviluppo di un’unica grande maleodorante metropoli senza soluzione di continuità.

Un grande concorso per il nuovo centro islamico

Nelle schede in appendice al Regolamento Urbanistico di Sesto Fiorentino si legge che l’area destinata alla moschea svolge un ruolo centrale. Viene prevista la realizzazione di un edificio di culto e di attività produttive a carattere diffuso, di interesse generale, attorno ad una nuova piazza. L’altezza massima degli edifici all’interno dell’intervento sarà di 9 metri. Il minareto sarà solamente simbolico, mentre la previsione di 240 mq di parcheggi garantiranno il raggiungimento del polo, situato su un importante asse di scorrimento.

Il Comune di Sesto ha intenzione di fare le cose in grande. Per la progettazione dello spazio sarà promosso un concorso internazionale di progettazione. I progettisti saranno invitati a pensare quello che, anche grazie ad una buona strategia, può diventare l’impulso di rinascita di un’area periferica. Spetterà alla giuria del bando scegliere il progetto vincitore, unitamente al giudizio della cittadinanza dei sestesi. Tramite un referendum saranno infatti invitati a votare il loro progetto preferito tra i selezionati.

La piazza è pensata come una cerniera tra i percorsi che dal parco e dal quartiere di Zambra giungono fino al polo universitario. Affacciati sulla piazza sono previsti edifici che possono ospitare attività collettive, commerciali di vicinato e altre attività produttive. Il tutto al fine di incentivare la vivibilità del nuovo insediamento e l’integrazione della moschea.
L’organizzazione complessiva del disegno urbano punta a ricucire un’area in cui la strada sottostante è percepita come barriera invalicabile. Si cerca quindi di configurare il nuovo insediamento come uno spazio di connessione, permeabile.
Vicino al nuovo fulcro insediativo, le previsioni urbanistiche prevedono anche il collocamento di attrezzature scolastiche.

Va bene la moschea, purché sia bella

La fiducia nell’architettura contemporanea, in Italia in particolare, è molto bassa. Potremmo dire abbia raggiunto il punto più basso della sua “popolarità sociale”. Spesso a ragione: le periferie in cui viviamo, edificate nell’ultima metà secolo sono desolanti e senza anima. Luoghi senza rispetto del contesto dove vince un’architettura di speculazione, se non di malaffare e pressappochismo.
Se poi nel pensare una moschea, con atteggiamento ottocentesco, pensiamo di operare per revival neorinascimentali, abbiamo pure toccato il limite del ridicolo.

Si mira a un progetto che sia degno di attenzione internazionale, un modello locale che possa divenire di riferimento per tutte le altre realtà. Un luogo rispondente alle esigenze pratiche di preghiera e studio quotidiane.
L’obiettivo è costruire un nuovo polo per tutti gli abitanti della città metropolitana, per i sestesi, per i cittadini dei quartieri limitrofi. E non solo per i fratelli musulmani.

La via della coesistenza e del dialogo

Molti progetti culturali, d’incontro e di studio, potranno nascere da un centro islamico e una moschea che dialogano con una città, le sue scuole, le biblioteche, l’Università.
Un centro islamico può diventare un luogo istituzionale per tutti coloro che vorranno approcciarsi alla lingua araba o allo studio della sua letteratura. Un’occasione per imparare la storia, i fenomeni sociali ed antropologici dei nostri vicinissimi cittadini del Mediterraneo. Un’occasione per scoraggiare la reazione di coloro che invece si ergono a difesa degli italiani, testimoni di una cultura chiusa in se stessa.
A porte aperte, viene combattuta quella mentalità autarchica, repellente alla varietà del mondo, rancorosa e spaventata dal diverso e dal nuovo, degli ultimi conservatori.

Prospettive ancora incerte

Un intervento dunque ricco di quella varietà di funzioni con cui oggi si cerca di pianificare le nostre città, ma non solo. Con questo progetto si cerca anche di costruire una ricucitura urbana. Un rammendo tra il Polo Universitario e la città di Sesto Fiorentino, laddove il governo del territorio ha proceduto per toppe.

La moschea, che va ad inserirsi in questo contesto, potrà essere un enorme fonte di sviluppo e rilancio per la zona, così come può rivelarsi un’ulteriore opera calata dall’alto. Un esempio di lungimirante integrazione in mezzo a scheletri di edifici davanti alla recinzione di un aeroporto.
Questo è il grande rischio che grava sulla moschea, di essere schiacciata da un non-luogo, nel quale non può integrarsi col contesto per il semplice fatto che il contesto non c’è.

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    Siamo un gruppo di laureati e studenti della Scuola di Architettura Firenze. Mettere in discussione la città in cui viviamo è ciò che amiamo fare. Ci piacciono le polemiche dei fiorentini, i giardinetti dello spaccio, le periferie problematiche, le aree di passaggio senza identità e gli edifici abbandonati.

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