Oltre il Palazzo: Gucci sotto i riflettori

Gucci, Toc Toc Firenze

Due giorni fa la trasmissione televisiva Report si è concentrata su una delle eccellenze italiane, e toscane, del mondo della moda: Gucci

Gucci, Toc Toc Firenze

Il servizio della giornalista Sabrina Giannini ha posto l’attenzione sui metodi usati dall’azienda fiorentina (di proprietà dell’azienda francese Kering) per risparmiare sulla manodopera ed evadere il fisco. Gli artigiani, secondo quanto rilevato durante il servizio, ricevono dei compensi troppo bassi, tali da poter sopperire esclusivamente ai costi di produzione. In questo modo l’azienda starebbe lentamente sostituendo la manodopera italiana (uno dei vanti dell’azienda, che impiegherebbe manodopera italiana per il 90% del totale, secondo i dati forniti da Gucci) con quella cinese, più disponibile ad essere sottopagata. Inoltre gli operai cinesi, nelle aziende monitorate dal programma, sono costretti a lavorare più del doppio del monte ore previsto dal loro contratto (part time, per la maggior parte). Questo sistema viene consolidato tramite l’utilizzo di prestanomi italiani, che “tengono i contatti con l’azienda, con i fornitori, con i clienti. Insomma, un paravento”, secondo l’artigiano Aroldo Guidotti, che per primo ha segnalato le irregolarità nelle assunzioni da parte di Gucci. In questo modo l’azienda è riuscita anche a superare una gran quantità di controlli, intorno alle 1.300 di media, in base a ciò che ha riferito Gucci in una email al programma.

Report, Gucci, Toc Toc Firenze

 

Ovviamente l’azienda fiorentina non ha subito passivamente le critiche, e ha affidato la sua risposta ad un comunicato, trasmesso dai media nazionali, in cui si è scagliata contro il programma di Milena Gabanelli, che avrebbe utilizzato metodi ritenuti inappropriati dalla ditta, come l’utilizzo di telecamere nascoste, posizionate in “aziende selezionate ad arte da Report, solo 3 su 576” (anche se la Gabanelli ha successivamente dichiarato di possedere ulteriore materiale, riguardanti altri laboratori Gucci, che non ha utilizzato nella trasmissione per ovvi limiti di tempo). Infine Gucci ha promesso di perseguire legalmente chi effettua accordi con laboratori che utilizzano manodopera cinese irregolare e a basso costo. Un’altro soggetto “offeso” dall’inchiesta della trasmissione di Rai 3 è la Regione Toscana. Enrico Rossi si è rifiutato di considerare la Toscana come “zona franca” (come è stato detto nella trasmissione), e, con un tweet, ha preso le parti dell’azienda fiorentina: “Report non sa di cosa parla. La regione Toscana controlla a Prato 10 aziende cinesi al giorno. Gucci è un’azienda seria. Facile con un servizio mandare all’aria il lavoro di anni. Questo non è giornalismo ma pirateria”.

Questa difesa stona con il presunto impegno della Toscana contro l’illegalità nelle pratiche aziendali. Piuttosto Rossi avrebbe potuto intimare a Gucci un maggiore impegno nei controlli sugli accordi con i propri fornitori. In ogni caso, ancora non sono previste azioni giudiziare nei confronti di Gucci.

Vuoi sapere qualcos’altro riguardo la politica locale e regionale? Allora continua a leggere Oltre il Palazzo!

Credits: Firenze Today; Firenze Today (2); Firenze Today (3); Corriere Fiorentino

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