Parole fiorentine #16: sistola, giovarsi, grullo

Oggi vi proponiamo una parola che fuori di Firenze è totalmente sconosciuta, una parola italiana che a Firenze viene usata in maniera peculiare e una parola fiorentina e toscana davvero celeberrima, di cui cercheremo di sondare l’origine.

Sistola

Con questa parola a Firenze si indica semplicemente il tubo di gomma che si usa per annaffiare, ma ha una storia lunga e complessa. Il suo etimo non è cristallino: secondo alcuni deriva dal latino situla, secchio – il che combacia con i primi significati attestati di sistola, quali sono quelli di vaso o di colino, in particolare per la preparazione di farmaci. I significati successivi che ha acquisito, però, quali quello di ugello per regolare il flusso di un liquido e di tubo di gomma, testimonierebbero un’influenza della parola latina fistula, tubo. Ad ogni modo, rendersi conto dell’evoluzione secolare di una parola che si usa con leggerezza nelle caldi estati fiorentine è davvero stupefacente.

Giovarsi

Questo verbo, in italiano, ha il significato comune di recare beneficio e vantaggio: lunghe camminate in campagna giovano alla salute. Volto in forma riflessiva, estende il suo significato al servirsi di qualcosa, sfruttandola a proprio pro: mi giovo dell’eredità per comprare casa. Ma a Firenze questa forma riflessiva acquisisce un significato ulteriore ed estremamente specifico: il fare o l’usare qualcosa senza disgusto. Se te ne giovi, puoi bere dal mio bicchiere; ti ringrazio di aver raccolto da terra la mia tartina, ma non me ne giovo; mi hanno invitato a cena da loro, ma chi se ne gioverebbe?

Grullo

Questo celebre toscanismo è un sinonimo di sciocco: il grullo non è il matto, come a volte si sente intendere, ma il tardo di mente, il semplicione, quello che si fa raggirare facilmente; inoltre, in funzione più strettamente aggettivale, può anche significare istupidito, stordito – e in usi minoritari perfino debole, che stenta a reggersi in piedi.
Circa il suo etimo, sono molte le proposte che nei decenni si sono avvicendate nel tentativo di scioglierne il nodo – nessuna delle quali si è imposta come decisiva: qualcuno parla di un grullare incrocio fra gru e crollare – evocando l’immagine di un portamento incerto -, qualcuno richiama un uso metaforico dell’antica parola crullo, grosso cilindro, nel senso di fandonia, altri lo vogliono derivato dal latino grylli, nel significato speciale di caricature comiche e grottesche.

Le ipotesi non si esauriscono qui, e se sei interessato a conoscerle ti consigliamo la lettura della voce grullo sul Dizionario Etimologico della Lingua Italiana; questa si conclude con una citazione in proposito del linguista Gerhard Rohlfs:

Bisogna ricordare che la spiegazione etimologica delle parole indicanti l’idea di ‘stupido’ è delle più difficili in quanto spesso si tratta di una creazione nuova in base di una voce onomatopeica od almeno di un incrocio avutosi sotto l’influenza di una parola onomatopeica che oggi soltanto colle più grandi difficoltà si può ricostruire nei suoi particolari.

Sembra proprio che il segreto del grullo rimarrà segreto. Ma non per questo il suo significato ci rimane meno trasparente e familiare.

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Credits: Chris Yunker 

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