Regionali 2015: Intervista a Tommaso Fattori candidato di Sì-Toscana a Sinistra

regionali 2015, toc toc firenze

Le elezioni regionali 2015 sono alle porte, noi di Toc Toc siamo andati alla scoperta dei candidati e dei loro programmi, in particolare per i giovani toscani.

Le nostre domande a Tommaso Fattori, candidato di Sì-Toscana a Sinistra.

Chi è Tommaso Fattori

La mia esperienza politica è comune a tanti in Toscana, ed è quella di un impegno per cambiare le cose, in diversi ambiti della società, fuori dai partiti e dalle istituzioni. Ho iniziato come rappresentante degli studenti al Liceo Michelangiolo, poi all’Università con gli Studenti di Sinistra, diventando rappresentante degli studenti nel consiglio di amministrazione, fino alla grande esperienza del Forum Sociale Europeo di Firenze del 2002, che ho contribuito a organizzare. Lì è iniziato il percorso che poi mi ha portato a essere tra i fondatori del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e a partecipare alla splendida vittoria del referendum per l’acqua pubblica, nel giugno 2011. L’anno scorso, per la prima volta, mi sono candidato alle elezioni, entrando nelle liste de L’Altra Europa con Tsipras, perché credo che in una fase storica come questa, con una crisi economica senza precedenti e una politica che non è in grado di dare risposte, ci sia bisogno dell’impegno di tutti in prima persona. Anche chi viene dai movimenti deve sentirsi responsabile e dare tutto, in ogni occasione, perché stavolta o cambiamo radicalmente le cose anche nelle istituzioni, o rischiamo un declino inarrestabile.

Quali sono le sue priorità per i giovani toscani?

Direi che il primo tema è l’occupazione. In Toscana abbiamo una disoccupazione giovanile al 35,7%, che è migliore che in altre regioni ma comunque drammatica. E le risposte del governo su questo piano sono sconfortanti, con il Jobs Act di Renzi che sembra scritto 20 anni fa, con l’idea che se tagliamo salari e diritti allora convinceremo le imprese ad assumere. Serve un cambio di paradigma, che parta da due provvedimenti urgenti: da una parte l’istituzione del reddito minimo, che liberi i giovani dal dover accettare lavori precari e malpagati e li renda invece in grado di costruirsi un percorso professionale utile a loro e alla società; dall’altra, un piano speciale per l’occupazione basato sull’innovazione, sulla conversione ecologica e sulla cultura, che recuperi le risorse destinate alle “grandi opere” inutili e le utilizzi per investimenti sul futuro che creino lavoro. Gli altri temi fondamentali per i giovani toscani, a mio parere sono il diritto allo studio, la casa e gli spazi per socialità e cultura. Sul primo tema la priorità è che la Regione integri le risorse in arrivo dal governo, altrimenti molti resteranno senza borsa di studio. Sulla casa, è assolutamente necessario un piano di investimenti (che noi stimiamo in circa 70 milioni) per il rilancio dell’edilizia popolare, interventi sugli affitti e nuovi progetti di social housing. Per quanto riguarda gli spazi, crediamo che le caserme in dismissione debbano essere restituite alla cittadinanza per l’uso sociale e culturale, e che i giovani possano utilizzarle come luoghi di aggregazione, crescita, formazione condivisa.

Quali sono stati, secondo lei, i risultati del progetto GiovaniSì?

GiovaniSì ha un vizio d’impostazione che ha finito per vanificare anche alcune intuizioni positive contenute nel progetto, in particolare l’idea di una Regione che mette in campo strumenti e risorse per la formazione e l’occupazione, un’idea giusta. Però, se guardiamo a quello che è successo finora, non possiamo dire che abbia funzionato. Se guardiamo i dati a disposizione, alla fine del 2013 solo il 2,36% dei tirocini finanziati da GiovaniSì sono diventati veri posti di lavoro a tempo indeterminato. Vediamo se in futuro arriveranno dati migliori, però per ora sembra evidente che i milioni di euro spesi dalla Regione in questo progetto siano serviti più a fornire manodopera a basso costo alle aziende che a creare vere opportunità di lavoro. Crediamo davvero che finanziare tirocini in pizzerie da asporto, negozi di biancheria intima e bar serva a creare occupazione stabile? A me pare evidente che GiovaniSì sia stato un tentativo viziato dall’idea che bastasse far incontrare domanda e offerta per generare occupazione. Invece purtroppo non è così: l’occupazione va creata, attraverso politiche di investimento serie, sia sulla domanda sia sull’offerta.

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Nel suo programma si parla tanto della rivalorizzazione del ruolo degli studenti e del reddito minimo garantito ai giovani. Può spiegarci brevemente come intende agire su questi due delicati aspetti? Non c’è il rischio che un reddito minimo garantito possa in qualche modo far passare in secondo piano lo studio?

Per quanto riguarda gli studenti, io credo che avere in Toscana alcuni dei poli universitari più importanti d’Italia, che attraggono decine di migliaia di studenti da tutto il paese e anche dall’estero, sia una cosa di cui essere orgogliosi, e non un problema di cui lamentarsi. Invece sentiamo parlare sempre più spesso degli studenti solo come rumorosi e invadenti protagonisti della movida. A me pare davvero un approccio sbagliato. Credo che la Toscana dovrebbe impegnarsi per rendere gli studenti protagonisti, sia attraverso agevolazioni su trasporti, casa e accesso alla cultura, sia incentivandoli a dare un contributo attivo allo sviluppo culturale ed economico. Il reddito minimo è una priorità che non possiamo più rimandare. Siamo rimasti l’ultimo paese in Europa, insieme alla Grecia, a non avere nessuna misura di questo tipo, e questo porta a fenomeni paradossali, come l’esclusione dagli ammortizzatori sociali di una parte importante della popolazione, in particolare i giovani. Un reddito minimo di dignità non è un’alternativa al lavoro, ma uno strumento che metta tutte e tutti, in particolare i giovani e i precari, in condizioni di trovare un lavoro decente. Assicurare un livello economico dignitoso a tutti e a tutte è il primo passo per valorizzare le persone, liberarle dai ricatti e metterle in grado di contribuire davvero allo sviluppo economico e sociale della Toscana. Per noi il reddito deve avere sia una componente di erogazione monetaria diretta sia una parte di servizi, e dev’essere articolato secondo la condizione sociale. Per quanto riguarda gli studenti, ad esempio, agevolazioni per casa, trasporti e acceso alla cultura costituirebbero una parte, in termini di servizi, del reddito minimo. L’importante è l’obiettivo, e cioè la valorizzazione della persona e la liberazione dai ricatti economici.

In questo periodo si parla molto di Europa, specialmente per quanto riguarda il tema dell’immigrazione clandestina. Quale deve e quale può essere il ruolo della regione Toscana all’interno di questo complicato scacchiere europeo?

I rifugiati politici in Toscana, in realtà, sono poche migliaia. Però la questione non va sottovalutata, perché l’arrivo di queste persone, se non è gestito in maniera corretta, può creare tensioni sociali potenzialmente pericolose, soprattutto per colpa dei politicanti alla Matteo Salvini, che giocano sulla paura della gente per lucrare voti. Accogliere queste persone non è una scelta, ma un dovere, lo dice il diritto internazionale e lo dice la storia: chi scappa dalla guerra deve trovare rifugio da qualche parte. L’importante è che l’accoglienza sia gestita in maniera corretta. La nostra proposta è quella di eliminare le attività lucrative fatte sul dolore delle persone e, invece, aumentare gradualmente il numero dei posti nel circuito SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) con una distribuzione in piccoli gruppi e su tutto il territorio. In questo modo si evitano i grandi assembramenti che possono creare tensioni e soprattutto si può lavorare a veri processi di integrazione nelle comunità, grazie alle tante associazioni e ai tanti ottimi professionisti che abbiamo in Toscana. Gran parte dei paesi europei gestisce un numero di rifugiati ben superiori al nostro senza problemi. L’importante è farlo nella maniera giusta, facendo attenzione a lavorare su veri processi d’integrazione e a non creare disagi ai cittadini che fanno comodo solo agli imprenditori della paura.

In conclusione, perché gli elettori dovrebbero scegliere lei?

Credo che la proposta di SÌ-Toscana a Sinistra rappresenti la novità di queste elezioni. La Toscana è stata per decenni un modello sociale a cui tutti guardavano, in Italia, in grado di garantire a tutti il diritto alla salute, all’educazione, al lavoro. Oggi, purtroppo, non è più così: il nostro territorio viene cementificato, le imprese chiudono, i servizi sociali vengono tagliati. E sia dal Partito Democratico sia dalla destra sentiamo ripetere le stesse cose: “Ce lo chiede l’Europa, non c’è alternativa”. Noi crediamo, invece, che un’alternativa ci sia, e la vogliamo realizzare. Crediamo che la crisi economica ci chieda un cambiamento radicale di paradigma, e crediamo che i giovani debbano essere i protagonisti di questo cambiamento. Abbiamo, oggi, la generazione più formata della storia d’Italia, e invece di valorizzarla la stiamo costringendo a campare di lavoretti, a vivere con i genitori o a emigrare. Mi pare veramente una follia: l’invito che io faccio ai giovani toscani è quello di darci una mano a cambiare il paese, per non dover cambiare paese. Il futuro è ancora tutto da scrivere, se non ci lasceremo imprigionare dai ricatti dell’austerity e della dittatura dei mercati.

 

Al fine di fornire ai nostri utenti un quadro il più ampio possibile delle proposte e delle idee dei candidati, ci sarebbe piaciuto pubblicare anche le risposte del candidato del Movimento 5 Stelle, Giacomo Giannarelli. Purtroppo, nonostante le ripetute sollecitazioni, non è pervenuta nessuna risposta alle nostre domande.

 

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