Ritornare – Raccontami Firenze

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1 luglio 2014. Come scordarsi quella data. È una di quelle che le rimarrà indelebile nella memoria. Esistono proprio dei giorni che fanno crescere, cambiano la vita o semplicemente scuotono l’anima anche senza un reale motivo e che, alcune volte, portano con sé proprio la precisione di una data.

È una giornata calda, una di quelle giornate d’estate in cui si suda anche stando fermi, ma lei si è scordata quella sensazione di umidità, tipica dell’estate fiorentina: lei, che si era abituata a quel clima perennemente mite di una città sulla costa iberica. Una città che era diventata la sua città per quasi dieci mesi. Il giorno prima passeggiava nel Turia, e quella mattina, invece, calpesta il suolo disconnesso di via dei Panzani. In lei mille sensazioni, mille volti, mille paure che s’intuiscono dal suo sguardo perso nel vuoto e da quella ruga che le si forma sulla fronte quando è pensierosa. Il tutto contenuto in una camminata veloce ma senza meta, di chi ha l’intenzione di scrollarsi di dosso un’aria un po’ frastornata, quella che i suoi tre amici, che a sorpresa l’avevano accolta all’aeroporto, le avevano fatto subito notare.

Ebbene sì, si sente un po’ strana, come se l’avessero catapultata in una realtà completamente diversa, come se non si riconoscesse più in quella quotidianità che fino a nemmeno un anno prima era il suo giorno dopo giorno ordinario. Nonostante la sua testa sia affollata da numerose riflessioni, il suo orecchio è attento ad ascoltare le frasi frammentarie dei discorsi dei passanti che sfiora, urta, incrocia durante il suo andare. E durante quell’ascolto s’interroga sul perché la maggior parte delle persone stia parlando italiano, come se la sua lingua materna fosse per lei una lingua straniera.
Beh, è ovvio…non ha ancora realizzato dove si trova! A distoglierla da quella domanda assurda è un uomo sulla cinquantina, con pantalone corto, sandali, reflex a tracolla, occhi chiari e carnagione bianchissima: classico English man in vacanza! Con il suo invidiabile British accent le chiede dove si trova il Duomo e lei gli risponde senza esitazioni. Lui farfuglia un buffo ‘grazie’ di riconoscenza, la saluta e con un sorriso se ne va.
Il Duomo, quel monumento motivo di orgoglio durante i suoi incontri internazionali. ¿De dónde eres? Soy italiana, de Florencia. Me encanta tu ciudad, tiene una catedral preciosa.

La lontananza fa apprezzare di più il fascino delle proprie origini, rafforza l’identità di ciascuno ed è proprio per questo che all’improvviso si rende conto di quanto la sua città, davvero preziosa come un gioiello, le fosse mancata. Ora in lei, un’inspiegabile voglia di percorrere il più velocemente possibile quella via, che poi si tuffa con eleganza e senza brusche interruzioni in via dei Cerretani, per aprirsi, alla fine, su piazza San Giovanni. E poi lì, dietro il Battistero, scorgere quel Duomo multicolore che fa capolino con maestosità. Nel corso del suo tragitto capisce che quel primo giorno, dopo l’indescrivibile parentesi di vita in altro paese, lo vuole vivere da turista. Una turista particolare. Una turista che sa benissimo dove andare, che non ha bisogno né di mappe, né d’indicazioni ma che è mossa dal solo desiderio di ammirare le meraviglie che possiede la sua Firenze e verificare se esistono ancora.

Vuole percorrere via dei Calzaiuoli, per poi girare a sinistra in via del Corso e scovare un ricordo d’infanzia in quel luogo dal nome del più tenero dei sette nani, dove sua nonna la accompagnava mano nella mano per farle vedere i bomboloni che cadevano dall’alto, e poi scegliere il più buono. È sicura che dopo farà dietro front per gettarsi nella piazza ombelico della città, e capire quale destino è stato riservato a quella libreria sotto i portici nella quale aveva comprato le letture più interessanti, quelle che l’avevano fatta perdere nei meandri della fantasia letteraria nella quale spesso si rifugiava. E poi, sa che camminerà fino al porcellino per notare se il suo muso è più chiaro di come l’ha lasciato, a causa delle mani dei numerosi passanti che cercano in quel gesto un po’ di fortuna. Senza sosta si volterà per prendere una piccola stradina e poi sorprendersi nell’incontro con il grandioso Palazzo Vecchio che si staglia accanto al Biancone; continuare verso Ponte Vecchio, e percepire se è ancora là quell’incantevole atmosfera che lo avvolge, forse perché, proprio lì, dette il suo primo bacio a un grande amore che ora sembra svanito.

Il percorso è chiaro nella sua testa e ora vuole solo compierlo, allentando il passo e facendosi scombussolare dai ricordi che potrebbero anche farle cambiare quell’itinerario appena pianificato sulla scia della memoria.
E improvvisamente alza lo sguardo, lo vede: attraverso un naturale gioco di luci ed ombre, il bianco, il rosa e il verde del marmo si intrecciano creando sfumature che la stupiscono così tanto da farla rimanere per qualche minuto assorta, con la bocca spalancata ai piedi di tanta armonia artistica.
Mette la mano in tasca per estrarre il suo smartphone e fare quel gesto che aveva compiuto milioni di volte davanti a tante bellezze ignote. Questa volta però, l’immagine di quella meraviglia conosciuta racchiuderà per sempre anche il groviglio di emozioni che ora è in lei. Ammira il suo scatto, ripone il cellulare in borsa, fa un bel respiro ed esclama: “La mi Firenze, l’è sempre la mi Firenze”.

Un racconto di Sara Vannini

Sono Sara, ho ventiquattro anni e sto terminando i miei studi magistrali in Lingue. Amo viaggiare, leggere e di solito scrivo solo per riordinare i miei pensieri!

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Credits: Emanuele Piana

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