Il sapore della città- Raccontami Firenze

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ghirigoro

“Tram per Alamanni – Stazione in arrivo al binario 2”.

Non saprei dire quante volte sento questa frase, ormai è una vera e propria litania che mi accompagna quotidianamente. Sali ad una fermata, scendi a quella successiva, sali nuovamente e così via, finché non arrivi alla fine del turno. Si, il mio lavoro non può essere definito eccitante, quello del controllore è un ruolo piuttosto anonimo.Ormai le facce delle persone che incontro mi sembrano tutte uguali e si dividono in due categorie: chi ha il biglietto e chi no. Se hai il biglietto non ci sono problemi, altrimenti cominciano le rogne. La mattinata è stata tranquilla; nessuno ha inventato qualche scusa assurda per cercare di evitare la multa, nessun parente in fin di vita o mogli inesistenti con le doglie.Il turno è quasi finito e prendo la tramvia diretta verso la stazione. Il giro si svolge senza nessun problema quando, all’altezza del parco, mi avvicino ad uno dei passeggeri per chiedere il biglietto.

Alla mia richiesta l’uomo mi guarda con uno sguardo insolito, perso nel vuoto, forse è straniero. Provo a farmi capire con il mio inglese scolastico ma niente, sempre lo stesso sguardo. Eccoci, proprio alla fine del turno mi sono beccato il pazzoide senza biglietto e senza documenti. Decido di andarci piano, gli chiedo di uscire alla prossima fermata. Lui annuisce e, senza fare storie, scende con me alle Cascine. Ci sediamo sulla panchina e, seguendo la procedura, gli chiedo le generalità per compilare il verbale.

<<Nome e cognome?>>

<<Marty Brown>>

Ok, almeno ha un nome e sa parlare.

<<Data di nascita?>>

<<28 Ottobre 2583>>

Ecco lo sapevo, ho beccato il pazzoide. Devo inventarmi qualcosa altrimenti sarò costretto a chiamare i Carabinieri. Proprio mentre sto pensando a cosa dire ecco che comincia a parlare, raccontandomi la storia più assurda che abbia mai sentito.

<<Sono stato mandato indietro nel tempo alla riscoperta del gusto. Ormai da secoli nel mio mondo abbiamo dimenticato questo concetto e tutto ciò che ad esso è collegato. Le nostre papille gustative sono atrofizzate e nessuno ha più memoria del sapore degli alimenti. Io sono stato selezionato tra tanti, come l’ultima speranza della mia gente per riscoprire i sapori. Sono stato spedito qui, in questa città che dai nostri dati è risultata una delle più visitate nei secoli antichi proprio in relazione a questo concetto, ed ho fino alla mezzanotte di oggi per riuscire nella mia missione>>.

Ascolto con attenzione le parole dell’uomo e stranamente non mi scappa da ridere. Certo, tra tutte le scuse che abbia mai sentito, questa è certamente la più fantasiosa. Nonostante questo però devo risolvere la situazione.

Proprio mentre mi sto spremendo le meningi l’uomo si alza di scatto, la sua attenzione è stata attirata da qualcosa, per la precisione da un carretto del Lampredotto che affaccia sul fiume. Marty si dirige verso il carretto e dopo qualche timido tentativo di trattenerlo, decido di seguirlo. Guarda il carretto come se fosse la cosa più incredibile del mondo ed ammira il ragazzo che prepara i panini. A quel punto qualcosa scatta dentro di me e, senza nessun motivo, decido di compragli un panino. Se non conosce il sapore delle cose, il lampredotto è sicuramente un ottimo inizio. Marty guarda il panino, lo annusa e poi gli da un timido morso. Mastica in modo impacciato, dopo pochi attimi mi guarda e mi restituisce il panino.

< <Non sento niente>> dice <<Devo cercare altro>>.

A quel punto capisco che se lui è pazzo io lo sono ancora di più visto che, dopo aver pagato, decido di seguirlo.

Comincia a camminare sempre più in fretta, alla ricerca di qualcosa. Arriviamo in centro, passiamo per la stazione e per piazza Santa Maria Novella. Proprio in quel momento Marty è nuovamente attirato da qualcosa. Sulla pedana di un ristorante due persone stanno mangiando una ribollita e delle pappardelle al cinghiale. Si avvicina incuriosito. Comincia a parlare con i due clienti: sono turisti, del Canada e quello di visitare Firenze è sempre stato un loro sogno.

Marty si volta e mi chiede di poter provare i loro piatti. Anche questa volta senza battere ciglio accetto. Al primo cucchiaio di ribollita la faccia di Marty sembra delusa. Stessa cosa dopo le pappardelle.

<<Non ci siamo>> e si rialza.

Non mi resta che tentare con il piatto forte. Fiorentina e bottiglia di vino.

Decido di portarlo in un ristorante verso Santa Croce. Durante il tragitto il mio strano ospite è incuriosito da tutte le persone che incontriamo e rimane incantato dalla visione del Duomo e del Ponto Vecchio.

<<Però>> penso <<Fra 500 anni piaceranno ancora così tanto>>.

Arrivati in piazza ci sediamo al tavolo. La bistecca arriva dopo pochi minuti, al sangue, con il vino ad accompagnarla. Taglio un bel pezzo e lo servo.

Come sempre, prima analizza e poi assaggia. Dopo la carne gli dico di assaggiare il vino e poi dirmi.

Marty alza gli occhi:<<Ancora non basta>>

Basta, sono sfinito. Decido di passeggiare lungo l’Arno.

Lui mi segue e ad un tratto mi chiede cosa sia quella zona rialzata. Gli rispondo che quello è il Piazzale Michelangelo e che da lì si vede tutta la città.

<<Voglio andarci>> dice.

<<Che palle>> dico.

Ci incamminiamo lungo la salita e le scale che portano al Piazzale. Mentre saliamo noto una cosa. Il volto di Marty, nonostante la stanchezza, si è fatto più rilassato, quasi divertito. Arriviamo in cima, lui guarda il panorama con il solito sguardo, poi si distrae. La sua attenzione questa volta è stata attratta da una fontanella d’acqua.

<<Ho sete>>

Sete? E’ la prima volta che usa un termine del genere.

Marty si avvicina alla fontana e fa un sorso. Si rialza e si esibisce in un verso di soddisfazione degno di un uomo nel deserto.

<<Rifacciamolo>> dice lui.

<<Cosa?>> dico io

<<Tutto>> dice lui

Abbiamo solo 4 ore per rifare il giro. Questa volta usiamo i mezzi pubblici (i privilegi del mestiere) e soprattutto, questa volta mangio anche io. Lampredotto, ribollita, cinghiale, il giro si ripete e tra una risata e l’altra mi accorgo di non aver mai mangiato nulla di così buono. La bistecca è perfetta e il vino l’accompagna lungo la gola come due parti di un unico pezzo.

<<Devo andare>>dice, guardando Firenze dal Piazzale.

<<Dove?>> dico, un po’ brillo.

<<Grazie di tutto>> dice <<L’obiettivo della mia missione può considerarsi raggiunto. Mi allontano per fare la pipì>>.

<<Ok, ok>> rido.

La pipì? Ma che diavolo….

Lo seguo, ma girato l’angolo Marty non c’è.

Torno sul Piazzale.

La prima domanda riguarda la mia sanità mentale. Ho sognato tutto? Il mio conto in banca sembrerebbe dire il contrario e devo anche spiegare alla mia ragazza che fine hanno fatto i nostri soldi.

Poi, probabilmente sempre in preda agli effetti del vino, decido di crederci e di averlo aiutato nella ricerca.

Quando Marty parlava della perdita del gusto da parte della sua generazione, forse non intendeva solo quello legato al cibo. Intendeva anche quello legato all’ambiente, alle persone che lo popolano. Era affascinato da ciò che può scaturire dall’incontro tra sapori diversi, come se tutti contribuissero ad una grande ricetta in grado di rendere gustosa una città.

Un racconto di Enrico Aprile

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Credits: flic.comune.fi

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