Saverio Tommasi, il raccontastorie fiorentino

saverio tommasi, toc toc firenze

Oggi abbiamo parlato con Saverio Tommasi, attore, giornalista, videomaker e regista. Fiorentino dall’attaccatura dei capelli fino alla punta dei piedi.

Ciao Saverio, ci vuoi raccontare chi sei per chi non ti conosce?

Sono Saverio Tommasi, ho 35 anni e sono nato a Firenze. Mi considero un raccontastorie, fino a due anni fa prevalentemente in teatro, oggi esclusivamente tramite reportage video. Rispetto al teatro sono i video dove racconto storie di ogni genere e natura, alcune più leggere ed altre più sociali, cercando sempre di mischiare il sorriso anche nel sociale.

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Come ti sei avvicinato alla professione di giornalista?

Tecnicamente non sono un giornalista, perché non ho voluto prendere il tesserino dell’Ordine, anche se è molto comodo per alcune cose pratiche.
Per arrivare a fare i video che faccio oggi è stato un lento progredire: da quando ho finito le superiori sono andato a studiare un anno a Bologna all’Accademia d’Arte Drammatica dell’Antoniano, dove ho preso il diploma d’attore.
Poi sono tornato a Firenze dove sono stato un po’ disoccupato ma poco dopo ho iniziato a lavorare al Teatro della Baracca, i Chille de la Balanza. Sempre piccole cose. Però la paga di attore scritturato era misera, e soprattutto volevo raccontare le storie su cui io stesso mi documentavo e indagavo. Così ho formato una Compagnia con la quale ho portato in giro per l’Italia molti spettacoli per una decina d’anni. L’ultima produzione con la quale, e lo dico con il sorriso sulle labbra, ho salutato il palco è “La mafia non è uno spettacolo“, scritto a quattro mani con l’ex-procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna.
I video li ho sempre fatti, ma prima per me erano solo un’impegno sociale mentre da due anni collaboro in maniera continuata con Fanpage.it, che sono una realtà nazionale molto giovane nata a Napoli.

Che consiglio daresti a dei giovani che vogliono avvicinarsi alla professione di giornalista?

Non sono una persona che dà consigli anche perché ho solo 35 anni. Se proprio mi viene chiesto posso dire di cercare senza fermarsi, cercare sempre nuove storie e nuovi approfondimenti anche di storie già raccontate: c’è sempre qualcosa in più da scoprire. Troppi, talvolta anch’io, si fermano proprio poco prima della notizia quando la notizia è solo un po’ più avanti.
E poi bisogna che non sia solo un lavoro ma anche un divertimento intelligente.

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Che rapporto hai con la città di Firenze, oltre quello di città natia?

Per me è la città che ho vissuto e che vivo. Sono nato all’Isolotto, uno dei quartieri popolari della città che però negli anni è cambiato: oggi è uno dei quartieri più verdi di Firenze. Cerco di raccontare storie che intersecano la vita di Firenze, non perché sono più facili da raccontare visto che conosco la città ma perché ci tengo particolarmente. Una delle storie più difficili che ho intersecato a Firenze è stata una videoinchiesta sull’estrema destra toscana, che ho fatto anche con telecamera nascosta. Inconsapevolmente ho filmato quello che sarebbe stato l’assassino di Samb Modou e Diop Mor, i due ragazzi senegalesi uccisi in piazza Dalmazia nel 2011. Per caso sono riuscito a filmarlo mentre stringeva la mano a Borghezio durante una manifestazione contro l’Islam. Diciamo per caso ma non tanto visto che era lì per quello.
Ma racconto anche storie belle: ultimamente ho portato avanti un progetto video dove ho intersecato al rallentatore i sorrisi e i saluti delle persone incrociati ai monumenti. Tutte le persone: dal ragazzo che suona il tamburo per strada alla nonna con i nipoti in braccio. In questo caso niente parole: solo musica, sorrisi e pezzi di storie di monumenti.

Secondo te Firenze è una città aperta per i giovani e le loro idee?

Su questo frangente in particolare Firenze potrebbe migliorare molto, personalmente non mi intendo molto della parte serale di movida. Parlo principalmente delle occasioni culturali fuori dai giri diciamo ufficiali. Nei giri ufficiali si va molto bene: prime di concerti importanti e così via. Dall’altra parte sento molti lamenti dalla parte artistica e culturale fiorentina per una mancanza, forse congenita anche in tutte le città, di spazi di espressione. Faccio un piccolo esempio: a Firenze ho minuscolo spazio di 36 metri quadrati, cioè due stanze, che metto a disposizione gratuita da quasi 5 anni per corsi, incontri, mini spettacoli, per il ritrovo del GAS (Gruppo d’acquisto solidale) e c’è tanta richiesta. Per me i costi sono praticamente nulli e mi fa molto piacere. ma soprattutto c’è tanta richiesta da soddisfare. Sicuramente in questo senso qualcosa si può fare.

 

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  • Francesco Ricceri

    Sono il fondatore di Toc toc Firenze, mezzo maremmano e mezzo fiorentino. Adoro la cucina, i libri, i cantautori italiani e le poesie.

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