Scrittori a Firenze: Eugenio Montale, Fëdor Dostoevskij, Oriana Fallaci

I mondi letterari hanno sempre avvolto in un’aura di grande fascinazione le città con storie secolari alle spalle.

Un connubio quasi necessario questo, che nel tempo è stato fonte di ispirazioni straordinarie per scrittori che, posti all’interno di determinati contesti sociali, hanno dato vita a capolavori della letteratura mondiale. Sicuramente è stato così anche per chi, per un periodo limitato o non della sua vita, si è trovato a vivere a Firenze.

Eugenio Montale

Qui, in viale Amendola, accanto alla piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, uno stabile al numero 37 riporta sulla propria facciata un’ iscrizione su pietra che ci ricorda dove abitò Eugenio Montale nel periodo del suo soggiorno fiorentino. A Firenze, lo scrittore premio Nobel per la letteratura arriva nel 1927, dopo aver ottenuto un lavoro come redattore presso l’editore Benporad. In parallelo collabora alla rivista Solaria, frequentando uno dei ritrovi letterari più importanti dell’epoca: il Caffè delle Giubbe Rosse, in piazza della Repubblica. Al Caffè conosce Elio Vittorini e Carlo Emilio Gadda e con questi inizia una lunga collaborazione letteraria che li porta a scrivere sulle maggiori riviste sperimentali di ricerca poetica di quegli anni. La permanenza a Firenze, tuttavia, oscilla perennemente tra gli entusiasmi per una produzione operistica proficua (scrive Ossi di seppia e Le occasioni) e le difficoltà economiche che ne determineranno il trasferimento a Milano nel 1948.

Fëdor Dostoevskij

targa

Facciamo un salto indietro nel tempo e da viale Amendola spostiamoci in piazza de’ Pitti, cuore dell’Oltrarno, dove, al numero civico 22, una targa attesta il soggiorno in città dello scrittore russo Fëdor Dostoevskij. Arrivato a Firenze nel 1868, Dostoevskij vi  visse con la moglie per circa un anno e mezzo. Nell’allora capitale d’Italia, lo scrittore porta a termine la stesura de L’idiota, forse il suo libro più sofferto e famoso. Un periodo felice quello fiorentino, trascorso tra visite a chiese, musei e l’adorato giardino di Boboli, che ravviva di nuovo impeto la poetica dello scrittore grazie anche all’arrivo della sua primogenita Ljubov.

Oriana Fallaci

«Fiorentino parlo, fiorentino penso, fiorentino sento. Fiorentina è la mia cultura e la mia educazione». Oriana Fallaci nasce a Firenze nel 1929 e qui vive la sua infanzia e adolescenza. Destinata sin da subito a essere una donna in “prima linea”, da giovanissima prende parte alla Resistenza italiana, esperienza che marchierà per sempre il suo carattere guerriero.

oriana fallaci

Una vita in giro per il mondo: Milano, New York e poi ancora Firenze, il rifugio sereno della casa di famiglia a Greve in Chianti, gli ultimi giorni di vita all’istituto Santa Chiara.  «Voglio morire nella torre dei Mannelli guardando l’Arno dal Ponte Vecchio. Era il quartier generale dei partigiani che comandava mio padre, il gruppo di Giustizia e Libertà. Azionisti, liberali e socialisti. Ci andavo da bambina, con il nome di battaglia di Emilia. Portavo le bombe a mano ai grandi. Le nascondevo nei cesti di insalata».

Storie di vita che si sfiorano, realtà narrative che si compenetrano sullo sfondo di un unico scenario: la città del giglio, Firenze.

 

[Credits: Tempi.it; Joeri CornilleOrianaFallaci.com]

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