La sposa – Raccontami Firenze

Raccontami Firenze

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Non è ancora mattino è già sono sveglio; il pensiero di quella povera signora costretta a chiudere la sua attività di sartoria artigianale perché non riesce più a pagare gli stipendi ai suoi due dipendenti e, alla sua età, non se la sente di mandare avanti l’atelier da sola mi rende nervoso e mi ha ormai  tolto il sonno.
Mi è rimasto troppo impresso il suo volto segnato dagli anni e dalla fatica, quasi in lacrime; le sue mani,  così sapienti nel ricamare il trapunto, quasi tremanti:«l’atelier è tutto ciò che ho, apro bottega tutti i giorni alle sette da sessant’anni. Come farò adesso?» le sue parole di commiato dal mio studio guardandomi dritto negli occhi. «E’ la crisi, signora mia, speriamo nella ripresa» furono le uniche parole di conforto che le ho saputo dire. Già, maledetta crisi!
Resto nel letto cercando di riprendere sonno; Laura è lì che dorme accanto a me. E’ bellissima, e da quando ci siamo stabiliti a Firenze il suo volto sembra quasi trasfigurato, tanta è la gioia per questa nostra nuova vita finalmente insieme, finalmente qui come abbiamo sempre sognato.
«Non dormi, amore?» disse accorgendosi che la fissavo; «No, la vita è troppo breve per sprecarla dormendo, preferisco guardarti!», le risposi. Ne ricavai un sorriso dei suoi e un timido e affettuoso: «che scemo!». Si girò, e riprese a dormire.
La domenica mattina il centro storico di Firenze è il solito carnevale di turisti con le loro fotocamere ultima generazione e i loro improbabili golfini a righe sopra i pantaloncini e i sandali e le signore con vistosi cappelli di paglia ornati con nastri e fiori; ma per noi non è come le altre domeniche, è la nostra prima da fiorentini. D’adozione, sì ma «inside»!
Un caffè ed una pasta in un famoso bar in Piazza della Repubblica e si va a messa. Orsanmichele, bella come sempre, è la nostra chiesa di riferimento; ne siamo innamorati da sempre, è lì che vorremmo sposarci, un giorno nonostante abitiamo a Rufina e venire qui in macchina in pieno autunno con tutte le limitazioni al traffico imposte dal Comune per le vie del centro è una roba di nulla. Ma ne vale la pena! Finita la funzione religiosa, infatti, come sempre mi fermo in quel punto, il mio angolino scelto anni fa – quando qui ci venivo dopo aver sostenuto quegli inutili concorsi pubblici da 100 posti e con più di 5.000 candidati – che incrocia Via Orsanmichele con Via Callimala, proprio alla destra del portone della chiesa. E’ lì che mi perdo nei miei pensieri, e lì che mi viene più facile farmi scorrere addosso la città; gli occhi chiusi, le braccia incrociate.
Da lì osservo la maestà dei palazzi gotico-rinascimentali andare a braccetto con la modernità delle vetrine dei negozi di Via de’Calzaiuoli, dai quali i turisti escono sempre con costosissimi oggetti griffati. Il tutto sotto lo sguardo sornione e benedicente della Cupola di Brunelleschi che da secoli protegge una città così bella da sembrare, a volte, schiava della propria perfezione e troppo spocchiosa per ammettere che il tempo passa per tutti; anche per la celeberrima Torre di Arnolfo che svetta dal Palazzo Vecchio di Piazza della Signoria. Ma adesso sono qui e da quell’incrocio, così poco reclamizzato dai tour operators ma per me così suggestivo, prometto, tra me e me, di prendermi cura di questa città, di questa gente e, per quanto mi è concesso in qualità di consulente del lavoro, delle sue aziende e dei suoi lavoratori come una cosa preziosa, perché tale per me è sempre stata.
Decidiamo di fermarci in centro per pranzo; il tiepido sole di questo mite ottobre lo permette e l’idea di tornare a casa a sistemare gli ultimi oggetti ancora chiusi negli scatoloni e poi cucinare ci angoscia troppo…
Scegliamo una trattoria all’aperto in Via de’ Cimatori piena di tedeschi, con le gote già rosse per la troppa birra e visibilmente alticci ma, tutto sommato, allegri e caciaroni.
D’un tratto mi trovo a pensare a mia madre; chissà come sarebbe felice di sapere che vivo qui, che mi trovo bene. Lei che per prima mi insegnò ad amare le tinte gioiose di  Raffaello, le intuizioni scientifiche di Galileo, le rime di Dante o di Foscolo, l’ imponenza e la plasticità della figura umana scolpita nei muscoli del David tale che sembra prendere vita. Oggi che questo mio piccolo bagaglio culturale, tuo lascito nel mio cuore, lo vivo nella quotidianità che felicità sarebbe stata per te venirmi a trovare e parlarne noi due insieme, ancora una volta. Come quando mi preparavi per affrontare le interrogazioni di fine quadrimestre al liceo, pensai. Ma dovunque tu ti trovi adesso, Maria, io ti troverò! Ti vedrò lì, lo so, tra le mani giunte e supplichevoli della Vergine ritratta dal Beato Angelico nella sua Annunciazione; oppure tra gli affreschi di Giotto a Santa Croce; o magari volteggi insieme alle rondini sul cielo sopra il Piazzale. Ci rivedremo lì, lo sento!
Purtroppo si sa, la nostalgia e il dolore, per quanto uno tenti di tenere loro chiusa la porta, sanno sempre trovare il modo di tornare a casa.
«Tutto bene, amore?» –  chiese Laura accorgendosi del mio sguardo assente – «dai, non esser più triste, dobbiamo andare a casa. Con tutti quei scatoloni tra i piedi chissà quando finiremo, e domani è già lunedì». La bacio sulla fronte e, pagato il pranzo, ci incamminiamo di nuovo verso casa. Durante il tragitto in macchina, mentre fuori ammiriamo l’autunno giallastro colorare gli alberi e l’intenso odore di uva e oliva spandersi nell’aria attorno ai campi che rendono così straordinaria la nostra campagna toscana , parliamo e parliamo di noi, della nostra casa, del nostro domani con tutte le sue incognite ma con il nostro entusiasmo di chi sa che, in fondo, nella vita conta soltanto quanto amore metti in quel che fai. Il resto, si vedrà!  E poi, a viver troppo di passato si rischia di trascurare il presente, ma è solo operando bene oggi che si può costruire un domani migliore.
Firenze è così, anche in una domenica autunnale assolutamente priva di eventi significativi regala emozioni assolute. Devi solo decidere come viverla e cosa aspettarti da lei; come al primo appuntamento con una donna. Se cerchi in lei una focosa passione che ti incendia ma che, come un cerino, si spegne in fretta lasciandoti solo l’odore di zolfo tra le dita è probabile che te ne stanchi presto e ne noti soltanto i difetti. Ma se decidi di farne la tua sposa, accettandola così com’è, bellissima e contraddittoria, con quell’ atteggiamento retrò che fa tanto frivolo ma che in fondo si addice soltanto alle donne della vera elite, ti darà tutta se stessa e non ti deluderà mai.

Un racconto di Silvio Leone Caminiti

Consulente del lavoro a Pontassieve. Il detto: “la patria è dove lasci il cuore” annulla le mie origini calabresi.

 

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Credits: Xavier

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