Stelleconfuse: la sticker art a Firenze tra colla e carta

Stelleconfuse

Movimento artistico tra arte underground, mezzo di comunicazione e opera di sensibilizzazione visiva: la sticker art di Stelleconfuse e il movimento degli stickers.

Un cielo di Stelleconfuse

‘Stelle confuse’, due parole scritte nei versi di una poesia di un ragazzo di 17 anni. Un professore di italiano annotò, al margine del foglio, l’osservazione che l’accostamento tra il sostantivo ‘stelle’ e l’aggettivo ‘confuse’ non aveva alcun senso. Quel ragazzo non è diventato un poeta, ma da quel giorno si fa chiamare Stelleconfuse, “senza spazio, tutto attaccato.” Inizialmente come nickname sul web, poi, quando ha iniziato il suo percorso pittorico/visivo, come nome d’arte. Oggi è uno dei più importanti e attivi sticker artist conosciuti in tutto il globo.

Stelleconfuse
immagine via

Di giorno e di notte viaggia con le tasche piene di adesivi disseminandoli per le città. Sopra un cartello stradale, uno sportello del gas o un palo della luce. Non diffonde solo i suoi sticker, ma anche quelli di altri artisti provenienti da tutto il mondo. “La street art è un insieme di artisti, la sticker art è un movimento. Ci scambiamo gli sticker e lì diffondiamo nelle nostre città o durante gli sticker tour. Io appiccico il tuo e te il mio. Questo tipo di collaborazioni ha creato una rete internazionale.”

Una Pop Star in un Pop Universe

Per le strade di Firenze incontriamo spesso l’albero stilizzato di Stelleconfuse, mentre con gli adesivi provenienti da tutto il mondo ha saturato le figure stilizzate di Keith Haring con il suo ‘Stick On Haring!’, la banana dei Velvet Underground, la lattina della Campbell’s di Warhol, i capelli di Marge Simpson e di Basquiat, i Blues Brothers, astronavi, vestiti alieni, teschi e ballerine. Ha trasformato Hello Kitty in Goodbye Kitty inseguita da un cane stickerato, riempito lo sfondo della Monna Lisa, la maschera di Anonymous, la mascotte del Carnevale di Viareggio, una Vespa Piaggio e la Coca Cola. L’immaginario ‘Pop’ invaso da queste piccole immagini di carta o vinile. Una vera ‘Sticker Invasion!’, come il titolo della sua prima esposizione fiorentina nel 2016.

Stelleconfuse
immagine via

Tre sono i vantaggi principali nell’uso dello sticker: costi di produzione bassi, rapidità di applicazione e facile trasportabilità. Tutto questo riduce in maniera considerevole i rischi che l’arte urbana non autorizzata comporta. “Sono un mezzo di comunicazione con pochissimi limiti, si diffondono con semplicità, leggeri ed economici da spedire, anche se di anno in anno i costi di spedizione stanno lievitando.”

Stelleconfuse
immagine via

Un banco di pesci

La forza comunicativa dello sticker non sta nelle sue dimensioni, ma nel principio della reiterazione. Vecchia regola del marketing, la ripetizione del messaggio moltiplica la ricettività. Strategia del ‘bombing’. O il pesce è enorme o i pesci vanno moltiplicati per colpire l’attenzione delle persone. Replicanti che nascono come prodotto meccanico ottimizzando sia il lato economico, che quello del lavoro. Un’unica matrice produce tanti uguali, filosofia dell’industrializzazione fatta propria dall’arte, creando un’estetica esasperata della ripetizione. Lo sticker, utilizzato come codice espressivo, ha invaso gli ambienti urbani del mondo diventando un elemento diffuso nel panorama visuale contemporaneo di molte città. “Gli artisti lo utilizzano per due finalità. La prima come supporto creativo, la seconda come promozione del proprio logo artistico. Inoltre spesso si creano anche collaborazioni dove un singolo adesivo viene ideato da due o più artisti.”

Dagli anni ’80 con furore

L’adesivo come mezzo creativo ha mosso i primi passi negli anni della ‘Controcultura’, ma i suoi anni sono gli Ottanta, la cultura skater e il punk rock americano. In questo habitat emerge con forza Shepard Fairey, artista che ha contribuito in maniera determinante a far diventare lo sticker una forma artistica indipendente. Emblematica la sua prima campagna ‘Andrè the Giant Has a Posse’. In pochi anni, gli sticker raffiguranti il noto wrestler con la scritta Obey, comparirono spontaneamente in luoghi mai visitati dall’artista grazie alla circolazione internazionale e all’attività di scambio di molti collezionisti.

Fenomenologia degli stickers

Shepard Fairey lo definì un esperimento di ‘fenomenologia’, citando il filosofo tedesco Martin Heidegger. Fenomenologia come “il processo del lasciare che le cose si manifestino da sé” risvegliare un senso di meraviglia per il proprio ambiente. L’adesivo cerca di stimolare curiosità e di portare le persone a mettere in discussione sia l’adesivo, che il rapporto con il contesto che vivono. Il punto non è il significato di per sé, ma è il tentativo di indurre una reazione. Vale quello che sosteneva il sociologo Marshall McLuhan con la famosa locuzione “il medium è il messaggio.” La struttura stessa del mezzo influenza i destinatari del messaggio, andando al di là dello specifico contenuto che viene veicolato.

Stelleconfuse
immagine via

L’adesivo gode del fascino dell’underground. Dirompente e desiderato, promuove la sua presenza umoristica, assurda o provocatoria con atteggiamento anti-establishment. Le reazioni che può scaturire possono essere positive o negative, ma l’esistenza degli adesivi è degna finché induce le persone a considerare i dettagli e i significati che li circondano, sempre nel nome del divertimento e dell’osservazione.

Piccole immagini, grandi contenuti

Ci vuole grande abilità per realizzare piccole immagini capaci di creare curiosità. Lo spazio visuale è conteso da attività commerciali locali o multinazionali che utilizzano la strategia del brand promotion. Siamo immersi in una vera e propria saturazione visiva composta da una moltitudine di messaggi che, tra forme e colori, mirano a cogliere l’immediata attenzione delle persone. Assieme agli adesivi artistici si trovano quelli di band musicali, marchi di street wear, partiti politici, fast food, tatuatori e qualsiasi altro messaggio da proporre nella feroce lotta urbana per la conquista dell’attenzione.

Radici Profonde

“Quando ho iniziato non sapevo cosa fosse la street art. La scelta dello sticker come mezzo per comunicare? Totalmente casuale. Avevo un’idea in testa: sensibilizzare sull’aumento degli spazi verdi nelle città e far piantare alberi alle persone. Diffondere tramite un logo un messaggio etico e positivo su una questione globale come quella ambientale. Ero rimasto colpito dall’efficacia del marchio della A-Style. Così realizzai un albero stilizzato ‘Plant a Tree / Pianta un Albero’.

Stelleconfuse
immagine via

“Come divulgarlo? Scelsi un mix di tecniche diverse, svariati canali comunicativi tra web e strada: un sito internet con un albero virtuale che cresceva per ogni albero piantato, un canale YouTube, un profilo MySpace, nel 2008 era il social network principe in ambito artistico, un album di foto su Flickr. Facebook era agli albori, Instagram non esisteva. Per strada diffusi gli adesivi con l’alberello stilizzato che rimandavano al sito internet. Ne stampai diecimila in etichetteria, non sapevo neppure dove farli stampare. Documentai il tutto pubblicando le foto su Flickr e MySpace. Da qui la sorpresa. Mi contattò un artista tedesco chiedendomi di scambiare gli adesivi. Gli inviai i miei, lui non mi inviò i suoi, ma il risultato fu che mi si aprì davanti un mondo sconosciuto. Artisti e collezionisti che in tutto il mondo si scambiano e collaborano nella diffusione degli sticker: la comunità globale della sticker art.”

Stelleconfuse
immagine via

Uno sticker per mille città

‘Plant a tree’ ha le caratteristiche per essere diffuso nel mondo: contenuto universale e sintesi estetica del logo. Per uno sticker artist la forma e il contenuto del proprio messaggio artistico devono essere compresi sia a Parigi come a New York e Mosca. L’albero di Stelleconfuse nel corso del tempo ha subito tante trasformazioni, una costante variazione di un identico, con svariati colori e ricco di frutti diversi: euro, teschi, pipistrelli, cuori, fiori, banane, organi genitali femminili, ‘smile’, simboli di pace e scritte di speranza. Si è anche accompagnato a Fonzie di Happy Days, passando per Gioconda di Leonardo e arrivando a Adamo e Eva con serpente incluso. “Il messaggio che voglio trasmettere è universale e globale, non condizionato e confinato dalla tradizione di un determinato luogo. Voglio parlare al presente, alla gente che vive qui e ora nel mondo.”

Stelleconfuse
immagine via

C’è posta per tutti

La conoscenza di altri artisti e la documentazione del lavoro di Stelleconfuse è basato principalmente sui social network, Instagram e Facebook su tutti. “Come lavoro per diffondere gli sticker? Prima di tutto non faccio mai una valutazione di tipo estetico degli adesivi che mi arrivano. Attacco tutto senza un giudizio. Non divulgo propaganda partitica, ma mi è capitato di promuovere qualcosa di commerciale se è inerente alla street art, come gli sticker delle bombolette Montana ad esempio.

Stelleconfuse
immagine via

“Comunque di solito mi arrivano gli adesivi tramite posta. Alcune volte conosco l’artista di persona o via chat, altre non lo conosco proprio. Mi chiede di fare una foto a un suo adesivo, magari con il Duomo di Firenze sullo sfondo. I luoghi sono fondamentali, aiutano le condivisioni. Attacco il suo adesivo, insieme a quelli miei e di altri. Così ottimizzo il tempo. Scatto la foto, pubblico su Facebook e taggo gli artisti presenti, i quali a loro volta ricondivideranno l’immagine moltiplicando la diffusione sui social. Delle volte Facebook ce le blocca perché pensa che sia pubblicità, invece è arte.”

La forza del numero

Nascono così quelli che vengono definiti i ‘Natural Combo‘, composizioni di adesivi nati in maniera spontanea, non elaborata esteticamente. “In strada l’obiettivo è quello di attaccare più sticker possibili. Tutto qui, trovare il luogo giusto, il supporto adatto e posizionarli con rapidità. Non mi metto a intersecarli, in questo caso non cerco un’estetica nella composizione. Anche perché di solito ce ne sono già altri attaccati da altre persone a cui aggiungo i miei. Si forma così un Combo naturale.”

L’esordio di Stelleconfuse

Stick My World’ è stato il primo evento di sticker art al quale Stelleconfuse ha partecipato. “Si trasformava oggetti di uso comune in opere d’arte uniche, con la partecipazione di centinaia di artisti da tutto il mondo.” L’organizzatore Omino71 raccolse migliaia di adesivi, arrivati da ogni parte d’Europa, con lo scopo di creare eventi collettivi per coprire di sticker una Vespa, una Panda e anche un camper.

Stelleconfuse
immagine via

Opere realizzate con la collaborazione della collettività, veri e propri atti creativi popolari. “In quella occasione, a Roma nel 2008, conobbi molte persone del movimento italiano della sticker art, da Satoboy a Omino 71. Per riempire una Panda di adesivi venne messo a disposizione uno scatolone pieno di adesivi, le persone prendevano e attaccavano. Una mega combo collettiva. Il primo anno funzionò bene, il secondo anno c’era chi ne attaccava mezzi e mezzi se li portava via, il terzo anno lì portavano via in gran quantità.”

Tutto è arte

Stelleconfuse nel corso degli anni ha realizzato svariati ‘Sticker combo’ su cartelli stradali, su una arcade machine, sul cofano di una Lancia. Ha riempito un pannello con la forma della facciata di Santa Maria Novella e realizzato un enorme sticker wall nei giardini di Villa Favard, in occasione di ‘Icchè ci Vah Ci Vole’, attaccando centinaia di adesivi sulla sagoma dello skyline di Firenze realizzando ‘Hello, my name is Firenze’.

Stelleconfuse
immagine via

Nel 2010, Stelleconfuse cominciò a creare Combo sticker con il progetto “Stick On Haring!”, per i 20 anni dalla morte di Haring, e ancora oggi continua a crearne con il suo ‘Melting Pot Melting Pop‘. “Le opere di Haring si prestano benissimo per essere riempite di sticker, ho iniziato da lui per poi estendere il progetto all’immaginario iconografico generale della Pop Art. L’intenzione è di far scattare una duplice attenzione, inizialmente si è colpiti dalle forme della Pop Art, poi avvicinandosi l’occhio cade sui dettagli dei singoli adesivi. Sono delle vere e proprie mostre collettive internazionali. Tutto nello spazio di un’opera.” Uno Sticker combo, a differenza dei Natural combo, è un collage di adesivi combinati tra di loro esteticamente. Adesivi che si uniscono, abbinano, compenetrano in un linguaggio creativo che annulla la propria singolarità per rivivere in una collettività, trovando nella composizione una nuova vita, una diversa natura artistica. “Gli Sticker combo evidenziano il senso dell’unità e della comunità animata dagli sticker artist.”

Stelleconfuse
immagine via

Estetica d’assalto

Uno Sticker combo di Stelleconfuse non è uno stratificarsi casuale di adesivi, ma un processo di accostamento estetico, in parte istintivo, in parte ragionato, sia di forma che di contenuto. “Per abbinare gli adesivi mi affido all’istinto del gusto, con alcuni dettagli ragionati. Una volta nel realizzare una ‘sticker former’ di una ballerina posizionai all’altezza dell’orecchio l’adesivo raffigurante un orecchio, mentre sulla bocca quello di una bocca.

Stelleconfuse
immagine via

“Per il resto agisco sulle forme. Ho una scatola di adesivi quadrati e rettangolari e una con quelli tondi e sagomati. Prima inserisco un po’ di quelli rettangolari, poi vado con quelli sagomati, per creare movimento. Lascio i singoli sticker il più possibile integri nelle loro parti essenziali. In questo lavoro di abbinamento, non si devono perdere i diversi messaggi individuali.” Uno sticker combo di impatto simbolico e visivo è stato il ‘The Big Heart of L’Aquila’ realizzato durante il ‘Re_Acto Fest’ per portare un po’ di colore per le strade dopo il drammatico terremoto che colpì la città nel 2009. Stelleconfuse ha poi ripetuto il progetto ‘The Big Heart of’ sia a Bologna che a Firenze.

Molti messaggi, un solo mezzo

L’idea di ‘Melting Pot Melting Pop’ è stata quella di riempire le forme della Pop Art (Melting Pop) con adesivi provenienti da tutto il mondo (Melting Pot). “Inizialmente per pubblicizzare questo progetto realizzai dei combo con la forma dei confini di alcune nazioni come il Brasile, la Francia, l’Austria, l’Italia e le avevo riempite con sticker del paese rappresentato. All’interno del Brasile quelli brasiliani, quelli francesi nella Francia e cosi via. Il messaggio della provenienza non era esplicitato, rimaneva sott’inteso, ma indirettamente una coerenza saltava fuori.”

Stelleconfuse
immagine via

“Del resto una diversità estetica emerge da paese a paese per la modalità di stampa e di supporti utilizzati. Gli sticker artist brasiliani e messicani, per risparmiare, lavorano sopratutto con la serigrafia, comprando carta adesiva e serigrafandoci sopra. Invece gli statunitensi usano sticker anche sagomati, in rilievo, con alti costi di realizzazione e di stampa. Inoltre esistono anche periodi più o meno prolifici a seconda dei paesi e delle mode. “Fino a qualche anno fa dalla Spagna arrivavano tantissimi adesivi, ora pochissimi. Oggi, in Europa, è la Germania la regina della sticker art.”

Curare con l’arte

Il dibattito che si è sviluppato in questi anni sull’arte urbana ha sviluppato due scuole di pensiero: una che teorizza che questi interventi artistici, più o meno consapevolmente, riescono a riqualificare luoghi degradati, una invece che identifica queste azioni come parti del degrado urbano. “Nel 2010 quando abbiamo cominciato a fare interventi lo scopo non era ‘andiamo a riqualificare’, ma l’idea era ‘comunichiamo agendo su muri che fanno schifo’ e segnaliamo il degrado. Intervenire sui luoghi del degrado, per attirare l’attenzione e lanciare un messaggio. Non andremo mai ad attaccare adesivi sul Battistero.”

Stelleconfuse
immagine via

Sempre più spesso sono le stesse amministrazioni pubbliche che utilizzano la creatività degli street artist con lo scopo di riqualificare esteticamente quartieri periferici o zone problematiche.
“La storia della riqualificazione è il più delle volte strumentale. Le istituzioni generalmente non sono sensibili alla cultura, soprattutto quando rappresenta una novità, ma sono abili a cavalcarla se piace alle persone. Con poster ‘Rifallicazione urbana’ ho voluto ironizzare proprio su questa questione. Capita frequentemente che un Comune faccia dipingere i muri dei quartieri degradati da artisti urbani. Con questi interventi le istituzioni si fanno belle, le gallerie guadagnano gestendo l’operazione, mentre gli artisti prendono pochissimi soldi. In questi casi però non si è riqualificato niente. Sono solo muri dipinti, i problemi sociali rimangono lì, irrisolti come prima.”

Città che cambiano

Nel 2017 Stelleconfuse ha partecipato al più grande festival di street art d’Europa, l’UpFest a Bristol, Inghilterra. “Partendo dai primi interventi di Banksy si è creato un dibattito diffuso in città. Educando i cittadini a osservare l’arte urbana si è sviluppata una consapevolezza che, nel corso degli anni, ha trasformato Bristol, città dove c’era poco o niente, in un luogo con un tratto culturale identitario specifico. Oggi, quando c’è un nuovo intervento di street art, i cittadini si fermano a guardare, entrano in relazione con l’artista, si complimentano. A Firenze, invece, dobbiamo agire di notte in modo clandestino e furtivo. La sensibilità e l’educazione artistica delle persone che vivono in una determinata città fanno la differenza.”

Ce l’ho, ce l’ho, manca

In questi anni questi piccoli pezzettini di carta o di vinile sono diventati oggetto di collezioni. Sono nate riviste, siti dedicati , musei. Del resto è proprio l’album delle figurine uno dei prodotti più popolari della nostra infanzia. Il meccanismo dello scambio e della collezione. Doppioni e pezzi rari. Calciatori, animali o serie televisive. Nel caso della comunità globale della sticker art lo scambio avviene tra artisti e collezionisti di tutto il mondo. Conosciuti tramite i social network che animano le schermate dei nostri smartphone. Gli album sono le nostre città. Paradossalmente per avere più visibilità gli sticker artist non mirano all’esclusività, ma alla saturazione visiva. Il proprio ego, la propria visione per diffondersi maggiormente devono prestare servizio e collaborazione alla comunità. Non sono animali solitari. Un fenomenologia utilitaristica e spontanea.Una strategia del ‘dare e avere’, un aiuto pratico ed efficace che utilizza i social network, i pacchi postali e gli artisti per diffondere la propria creatività nel mondo. “Il bello è questo, un circolo ‘artistico’ vizioso.”

Caro prof…

Il nome Stelleconfuse racconta bene la filosofia della sticker art. Gli adesivi vivono di luce propria sparsi negli anfratti poco illuminati delle nostre città. Osservati distrattamente richiamano disordine, irregolarità, caso e caos, l’effetto di un cielo stellato, di ‘stelle confuse’. Invece, è disordine ordinato, la combinazione armonica di un Sticker combo basta saperla vedere, come si vede la costellazione di Orione o dell’Orsa maggiore.
Il senso c’è. Quel lontano professore di italiano se ne farà una ragione.

Partecipa alla discussione!
  • Lorenzo Zambini

    Mi occupo di ZAP – Zona Aromatica Protetta, luogo di incontro e spazio per cultura e politiche giovanili. Laureato in Comunicazione, non mi piace né leggere, né scrivere. Amo rileggere, riscrivere, riguardare film e rivisitare città. Credo nel proverbio: non usare una accetta per togliere una mosca dalla fronte di un tuo amico.

You May Also Like

Exit/Enter, Toc Toc Firenze

Exit/Enter, lo street artist fiorentino!

Exit/Enter: l’artista fiorentino in mostra per le strade di Firenze. Volgendo distrattamente gli occhi ...

A caccia di opere d’arte con Firenze can i paint it?

Un’occasione unica per divertirsi tra le strade di Firenze, è la caccia al tesoro ...

street art, toc toc firenze

Street art: la provocazione dei Guerrilla Spam

La street art a Firenze sta vivendo un periodo di grande creatività. Un’invasione pacifica ...

  • Show Comments