La tela- Raccontami Firenze

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Come pigmenti intrisi all’interno di una tela ad olio, ecco cosa siamo noi per Firenze.
Immaginate un gigantesco dipinto che si è venuto creando nel corso dei secoli, che a volte ha avuto improvvise accelerazioni ispirate dagli artisti, che sono stati l’eccellenza di allora ma anche il punto di riferimento nella nostra contemporaneità.
Immaginate anche delle brusche frenate in questo processo di creazione e moltitudine artistica, come un vento che si placa lentamente per poi tornare ad essere impetuoso e rumoroso, avvolgendo tutto e tutti con le sue spire invisibili.
Nel periodo dei Guelfi e dei Ghibellini, la città fu plasmata e forgiata in modo pesante rimarcando le molteplicità delle personalità, le vibrazioni vitali che ad ogni momento storico la rimarcavano ed esaltavano rendendone un’immagine che s’innalzava sopra tutte le altre realtà comunitarie dell’epoca.
Elencare i suoi personaggi principali, coloro che hanno contribuito a renderla così come la vediamo oggi o chi l’ha resa famosa nel mondo con i racconti, le immagini o solamente perché ha dato i natali a figure storiche ed immortali sarebbe facile e persino un po’ scontato, per questo preferisco rappresentarla come i miei occhi la vedono e come il mio pensiero la percepisce ogni volta che tutti i sensi si uniscono per sentire le sensazioni uniche che si provano quando ci si sente al posto giusto nel momento giusto.
Chi abita o visita Firenze anche per una sola volta nella vita, ne diventa parte, viene assorbito dentro la sua tela, diventandone una sfumatura di un colore acceso oppure leggermente tenue, più diluito o altrimenti corposo ma ne diventa parte, come un puntino o una pennellata che rimarrà in eterno.
L’immagine della grandezza storica ed artistica del capoluogo toscano si respira e si nota in ogni angolo. Ad un certo punto, avviandovi verso il centro storico, vi potreste sentirete come osservati, sarà la presenza della cupola del Brunelleschi, del campanile di Giotto che vi sovrasteranno con la loro maestosa bellezza, schiacciandovi e per poi mettervi in uno stato quasi di soggezione tanto da non poter fare a meno di alzare lo sguardo verso il cielo per contemplarne lo splendore.
Non ci sono angoli di Firenze che non raccontino una storia, non si può sfuggire al fascino del suo richiamo, sarebbe impossibile racchiudere in poche frasi tutto ciò che di bello rappresenta, dovremmo raccontare tutto o lasciar perdere ogni cosa e non accennare niente, ma anche questo sarebbe un peccato.
La Firenze che conosco io è una città che si apre alle novità pur rimanendo legata alla sua tradizione, una città gelosa delle sue opere storiche ed inestimabili ma che le piace farsi guardare, come quando la si osserva rimanendone estasiati dal piazzale Michelangelo. La sovrapposizione dei tetti rossi dove spiccano le costruzioni storiche, l’Arno che scorre di fianco accompagnando il nostro sguardo verso i suoi confini indefiniti. Dall’altezza di questo luogo dove sguardo domina ogni cosa a perdita d’occhio si ha l’idea di avere a disposizione quella tela piena di colori e di forme, un opera d’arte degna della Galleria degli Uffizi, luogo sacro per chi ama l’arte, che la rende la sua culla naturale.
Il graffio timbrico del dialetto toscano, riporta indietro nel tempo quando passeggi per le vie di Firenze, “maremma bona” oppure “belli tu’sei si…”ed ancora “i’che l’è codesto oso?” Sono le punte vivaci di un rosso acceso all’interno di questo dipinto.
Per non parlare di quando alzate gli occhi, distratti nel catturare le tante bellezze per poi accorgervi che siete sul Ponte Vecchio, circondato da negozi storici, così antichi che sembrano nati intrinsecamente insieme al ponte stesso, arricchendone (ce ne fosse bisogno) la vitalità di quella zona, quasi fosse un luogo senza tempo sospeso sul fiume dove tutto ciò accade e finisce esattamente lì.
Questa città toscana è forse “la” città per eccellenza, almeno per chi ne conosce i suoi intimi segreti.
Il perfetto confine dove l’arte irraggiungibile nella sua perfezione si interseca e si incrocia con la normalità spiazzante ed energetica dei suoi abitanti.
Resta un luogo nel mondo dove senza dubbio si percepisce una sua unica intimità che si evidenzia man mano che la si scopre apprezzandone pregi e difetti, ma solo lentamente si capisce che Firenze la metropoli storico dei secoli passati, non troppo è grande ne troppo caotica ma trabocca di vita, di storia e di passioni contagiose, disponibile ad accoglie i suoi abitanti ed i milioni di visitatori come una tela è impaziente di ricevere i suoi colori.

Un racconto di Gabriele Paccosi

Sono nato a Firenze il 27/04/1974. Scrivo da autodidatta, mi piace scrivere specialmente per pochi intimi esprimendo la mia visione delle cose.

 

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Credits: yisris

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