Treni – La bottega di Calliope

Uno dei mezzi di trasporto più utilizzati da giovani studenti e da adulti i treni sono diventati moderne biblioteche ambulanti, colme di persone impegnate a leggere, a studiare e a conversare tra loro. Molti dei nostri scrittori sono pendolari e trascorrono parte delle proprie giornate seduti su quei seggiolini, patendo il freddo d’inverno e il caldo d’estate, correndo per guadagnare quei pochi secondi che li separano dalla partenza sempre più spesso in ritardo rispetto ai tabelloni.
Questa settimana però hanno dovuto vedere gli stessi treni e le stesse stazioni con occhi diversi, come spunto di ispirazione per questo nuovo articolo!

Quotidiana giornata di un macchinista ferroviario in un mondo in crisi

Sospirò andando a riporre il cellulare nel marsupio, prendendo l’accortezza di silenziare la chiamata. Il difficile era proprio quell’operazione: silenziare.
Fosse mai che riattaccasse per sbaglio il cellulare in faccia alla moglie, ciò avrebbe presagito un’altra cena a base di urli e di piatti rotti.
Solo che non aveva alcuna intenzione di rispondere a quella chiamata, sapeva già la conclusione: avrebbe riattaccato Lei il telefono in faccia a Lui, e a quel paese il diritto di arrabbiarsi.
Ridacchio al solo pensiero, era una risata piena di tristezza però: com’era successo? Ridursi a litigare tutti i giorni. Con sua moglie. Dov’erano andati a finire i sorrisi? Quando i soldi erano diventati più importanti del calore familiare?
<< mi stai ascoltando? >> quella voce lo riportò alla realtà.
Il ritmico suono delle rotaie sui binari tornò a fare da sottofondo a una conversazione noiosa e di cui si era già dimenticato l’inizio.
No! Voleva rispondere, ma annui con un sorriso forzato all’aiutante macchinista, era suo amico da tanti anni e forse l’unico che sapeva i suoi guai. Era un buon amico, ma quel giorno avrebbe tanto voluto mettergli un bavaglio alla bocca.
<< Scusa. Mia moglie >> si ricordava un tempo in cui pronunciare quella parola era emozionante, era gioia. C’era stato quel tempo, vero?
Impedì alla sua mente di prestare attenzione al discorso dell’amico, portando in secondo piano quella parlantina continua mentre rallentava il treno pronto a fermarsi all’ennesima stazione di periferia.
Per lui ormai erano tutte uguali. Stazioni sporche, abbandonate, qualche persona sporadica ad aspettare ai binari. Persone che, avrebbe scommesso, avevano la sua stessa espressione: rassegnata e un po’ nostalgica.
Insomma, persone grigie.. come le stazioni. Eccezion fatta per quei pendolari il cui treno era stato cancellato, o era in un ritardo clamoroso. Loro si che erano colorate! Di faccia e di linguaggio.
Aspettò il fischio del capotreno per ripartire, il segnale che nessuno doveva più salire a bordo che era tutto libero e poteva chiudere nuovamente le porte.
L’accelerazione fu lenta, i treni regionali erano niente in confronto alle frecce: era come mettere a paragone la corsa di un anziano e quella di un ragazzo. Prima o poi il vecchio si sarebbe fermato, senza fiato, e perché no.. gli sarebbe preso anche un accidente.
Uguale quel treno: si sarebbe guastato, probabilmente in mezzo alla campagna, in una mattina feriale lasciandolo in balia di quei famosi pendolari infuriati.
<< Vado a vedere se il capotreno ha bisogno di aiuto >> parlò senza prestare attenzione, interrompendo l’amico. Era forse nel bel mezzo di un discorso importante? Dall’espressione che gli lanciò sembrava proprio di si.
Si alzò dai comandi, con un sorriso di scuse, stirandosi e voltandosi mentre, lentamente, il treno si lasciava la stazione alle spalle pronto a sostituirla con campi coltivati.
E poi lo senti. Lo sentì e si accigliò.
Il treno aveva colpito qualcosa. Un cerbiatto? ci poteva stare.
Aprì la bocca per chiedere conferme, ma si blocco. Lo sguardo inorridito dell’aiuto macchinista lo fece sospirare,  un sospiro avvilito ma soprattutto scocciato. Ora ci sarebbero stati mesi e mesi di beghe. Di processi.
Dannazione!
Azionò la frenata di emergenza.
No. Non un animale. Una persona. Ancora.

Autrice: Elena Montagni

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Tempo fa

Tempo fa, scrissi dieci righe splendide riguardo ai treni. Una cosa tipo essere o meno l’occasione della vita e roba così. Insomma, una delle solite masturbazioni mentali quotidiane che mi faccio da un po’ di tempo a questa parte…

Beh, sfortuna ha voluto che l’abbia cancellata irrimediabilmente qualche settimana fa.

E allora mi sono scervellata per due settimane su cosa scrivere su sti dannati treni. No, bugia, ho iniziato a pensarci da ieri sera…

Ma avevo i russi in testa fino a ieri mattina e, giusto per non spoilerarvi, Anna Karenina di Tolstòj ha a che fare coi treni, quindi è come se indirettamente ci stessi pensando da mesi… Salvata in calcio d’angolo, vero? Grazie.

Comunque, avevo la ferma intenzione di scrivere una storiella horror e ansiosa delle mie, perché confesso che sono mesi che non ne scrivo e sinceramente inizio a preoccuparmi…

La mia ansia manca da più di 24 ore e dovrei denunciarne la scomparsa a questo punto, no? Se no poi va a finire che sospettano di me… Figuriamoci… Ma sto divagando.

Insomma, ad un certo punto, mi sono ricordata che io ho passato un sacco di tempo sui treni per svariati motivi e siccome mi sembrava brutto scrivere un racconto in base a un solo ricordo, ho deciso di descriverli un po’ tutti e arrivederci alla mia solita indecisione.

Ho passato due anni da pendolare, prendevo il treno tutti i giorni per andare in università. Tutti i giorni per modo di dire… Se potevo, evitavo molto volentieri…

Ho incontrato tutti i tipi di persone su un treno, senza distinzione di razza, sesso o religione: quella che dorme a bocca aperta, quella che dorme a bocca chiusa, ma russa, quella che legge anche se è salita a Firenze SMN e deve scendere a Rifredi, quella che si fa i fatti suoi per tre ore di viaggio, quella che si siede solo ed esclusivamente se trova posto sul sedile rivolto verso il senso di marcia del treno, quella che gioca con lo smartphone, quella che guarda sognante fuori dal finestrino, quella che parla al telefono vogliosa di far sapere i fatti suoi a tutto il vagone, quella che mangia McDonald’s e impesta tutto il treno non si sa come, quella che ti guarda male anche se non ti conosce, così a simpatia, quella che compie atti osceni con le sue manine delicate proprio di fronte a te, fissandoti, quella che parla di politica, quella che parla di sport, quella che parla di figli, quella che parla di lavoro, quella che ci prova spudoratamente anche se chiaramente tu non abbia il benché minimo interesse e potrei continuare all’infinito, probabilmente, ma voglio passare ad altri tipi di ricordi.

Ho preso il treno a tutte le ore del giorno, della notte no perché Trenitalia non fa servizio notturno… E lasciatemi dire che se l’inferno esistesse avrebbe le sembianze di un treno nell’ora di punta. Neanche un posto libero, tutto il tragitto in piedi, senza possibilità di muoversi, vagoni pienissimi, gente schiacciata l’una all’altra con conseguente analisi olfattiva di tutti gli odori umani possibili ed immaginabili mischiati al tipico odore dei treni, dei freni dei treni e del ferro in generale… E per l’horror anche oggi ho dato…

Su un treno ho dato il mio primo bacio…

Su un treno ho pianto per la fine di un amore…

Su un treno ho bestemmiato per gioco…

Su un treno ho riso, ho provato gelosia, ho avuto speranza, ho affrontato delusioni, ho sentito la lontananza e nostalgia di casa, mi sono sentita in imbarazzo, ho provato rabbia e rassegnazione, ho sognato sul mio futuro, ho pensato al mio passato, ho cercato soluzioni, ho provato emozioni.

Ho sentito una stretta al cuore quando venivo a sapere che qualcuno aveva deciso di suicidarsi buttandosi sotto un treno e mi formicolavano le mani dalla rabbia quando sentivo qualcuno lamentarsi disumanamente del conseguente ritardo…

Ho corso disperatamente per prendere un treno per raggiungere prima possibile la persona che amavo, ho visto chiudersi le porte di un treno lasciandomi alle spalle proprio quella stessa persona.

Ho perso un sacco di treni per via del mio ritardo, ma sono riuscita a prenderne tantissimi altri grazie al loro.

Anche in questo caso, potrei continuare all’infinito, ma il treno sta rallentando e la prossima è la mia fermata.

Autrice: Graziella Linardi

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Credits: Carlo Occhiena, Maritè Toledo

  • EsseCìEffe è un gruppo informale di giovani scrittori fiorentini, che ogni settimana si incontra per condividere i propri racconti, poesie, filastrocche, dialoghi teatrali o qualsiasi cosa una mente creativa e una penna possono generare.

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