Vernacolo e non solo: il Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane

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Dalla poesia al vernacolo e dalla musica fino al linguaggio, tutto raccolto al Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane.

Fondato a Firenze nel 1996 è un’associazione culturale di volontariato che si occupa della diffusione e produzione di materiali folcloristici legati al territorio.

Di cosa si occupa

Il compito principale del Centro è quello di salvaguardare tutto ciò che riguarda la tradizione toscana: dalla poesia in ottava rima, alle canzoni, alle musiche fino allo stesso linguaggio, insomma il dialetto detto anche vernacolo. L’obiettivo è quello di salvare e fermare tutto ciò che rimane nella memoria delle persone più anziane e che rischia di andare perduto con il trascorrere del tempo.
Il Centro si occupa anche dell’organizzazione di spettacoli tradizionali, tutti finalizzati a far sentire le persone vicine alle loro origini toscane. L’organizzazione vanta una settantina di associati che portano avanti il Centro e la sua rivista.

Alessandro Bencistà e la sua passione

L’attuale presidente è Alessandro Bencistà, nato a Greve in Chianti nel 1941. Noi di Toc Toc Firenze lo abbiamo intervistato personalmente, ed è stato proprio lui a raccontarci la genesi e la storia del centro. I primi incontri con la tradizione popolare da parte di Bencistà avvennero al mercato di Greve del sabato mattina, quando la principale attrazione era rappresentata da due poeti estemporanei, Ceccherini e Piccardi, che intrattenevano il pubblico con i loro contrasti in ottava rima. All’epoca gli studiosi si occupavano soprattutto di canto popolare, anche se Bencistà, allora studente alla Facoltà di Magistero, non era molto interessato all’argomento. La svolta avvenne grazie al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1964 e alla frequentazione della Maremma, che consolidarono la sua passione per il folklore. Grazie all’amicizia con i ricercatori maremmani, Corrado Barontini del Coro degli Etruschi e Domenico Gamberi, nel giugno del 1966 fu fondata l’associazione culturale di volontariato Centro Studi Tradizioni Popolari Toscane e la rivista TOSCANA FOLK, fra i primi periodici di tradizioni toscane.

Gli anni passano ma il Centro resiste

Ovviamente nel corso degli anni sono cambiati diversi obiettivi. Ciò è dovuto alla scomparsa di alcuni dei protagonisti più importanti e al taglio dei finanziamenti alla cultura da parte di enti pubblici e privati che hanno ridotto enormemente l’attività di ricerca, come l’organizzazione di convegni sulla tradizione, pubblicazione di libri o materiale audiovisivo.

Tuttavia non tutti i cambiamenti hanno portato ad una svolta negativa. Senza dubbio la documentazione con i nuovi strumenti tecnici e la possibilità di duplicare facilmente avvenimenti folklorici e di vernacolo è stata un fatto positivo, così come la stampa di libri o altro materiale cartaceo in digitale che ha abbassato notevolmente i costi.

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I giovani artisti e la via del folklore

Infine, quali sono i consigli di Alessandro Bencistà per i giovani artisti toscani emergenti?

“Ci sono molti artisti bravissimi, anche giovani, che si dedicano al folklore tradizionale, canto, musica, poesia estemporanea, spesso si rivolgono a noi per avere informazioni e documenti ma poi procedono per proprio conto cercando una loro strada; è giusto che l’artista sia libero di creare una sua lettura della tradizione  – così ci disse una volta Riccardo Tesi.  Semplificando ho sempre detto che ci sono due “scuole di pensiero”: Gianna Nannini che dichiarò di voler cantare la Pia de’Tolomei e Maremma secondo il suo stile, e lo ha fatto. L’altra “scuola” è Nino D’Angelo che dichiarò in un’intervista di preferire una canzone napoletana sempre uguale, anche fra cinquecento anni.”

 

Credits foto: I matti delle giucaie, Lisetta Luchini

  • Classe 1989, vivo da sempre a Prato ma spero di riuscire ad abitare in diversi Paesi del mondo, prima o poi. Appassionata di cinema, Irlanda, storia e scrittura, e neolaureata in Comunicazione presso la Scuola di Scienze Politiche a Firenze.

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