Fiorentini vs cantieri: storia della viabilità a Firenze

Dai viali di circonvallazione di Firenze capitale ai cantieri della tramvia: come è cambiata la viabilità a Firenze attraverso i secoli e come la affrontano i suoi abitanti.

Come eravamo

“Firenze, è vero, anche a me piace per la modestia e la gradevolezza. Al mio tempo d’improvviso si cominciò a sciupare, era diventata capitale”. Lo scriveva Lev Tolstoj a sua moglie a fine ottocento e lo sciupìo di cui racconta era probabilmente quello dovuto alle mine britanniche o ai piani dell’architetto Giuseppe Poggi che avevano abbattuto le antiche mura medievali di qua d’Arno per far posto ai viali di circonvallazione, per creare quelle prospettive tipiche delle capitali europee. Perché di Firenze capitale si parla.

Se Tolstoj, o qualunque viaggiatore che avesse conosciuto la gradevolezza e la modestia della Firenze tornata semplice capoluogo nel corso del Novecento, tornasse di qua d’Arno oggi probabilmente annoterebbe parole molto simili: era arrivata la tramvia a Firenze. E la viabilità a Firenze stava per cambiare.

tramvia a Firenze
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Un abito nuovo per una vecchia dama

Ora, lo dico da toscano non fiorentino che nel traffico del capoluogo ha sempre ravvisato caos e anarchia scomposta, un irrisolto concetto di viabilità a Firenze che però mai e poi mai avrei definito “modesto”. Ma certo oggi quel caos irrisolto è di nuovo diventato l’incubo a cui forse alludeva Tolstoj: la città è di nuovo diventata capitale.

Capitale culturale e politica del Paese, Firenze ha cercato di indossare un vestito nuovo che aveva bisogno di accessori adeguati: la nuova stazione di Santa Maria Novella, la nuova Leopolda ed i suoi spazi multifunzionali, la rete della tramvia e le sue stazioni, nuovi sottopassi e soprattutto il nuovo teatro dell’Opera.

E tutto questo comporta una trasformazione urbanistica senza precedenti, e della viabilità a Firenze (o con solo un precedente, quello della capitale d’Italia) e senza similitudini nel resto d’Italia,  in un momento in cui i lavori pubblici e gli appalti languono. 

Paradiso perduto

Un po’ di pace certo la città l’ha persa negli ultimi anni. La tramvia ha reso la viabilità a Firenze complessa a causa dei cantieri e ci saranno i nostalgici alla Tolstoj – definibili per semplicità: gufi – ma è innegabile che il progetto è ambizioso e a lungo termine migliorativo. Anche la creazione dei grandi viali di circonvallazione lo era, era necessario ad una città che sarebbe diventata la capitale del Regno e che doveva ospitare i nuovi italiani.

Di quelle mura oggi restano alcune porte, divenute monumento al centro delle nuove piazze (piazza Beccaria con porta alla Croce, piazza della Libertà) o slarghi (porta al Prato) mentre altre porte scompaiono come ad esempio Porta Pinti. Il cimitero degli inglesi, ad essa adiacente, diverrà uno spartitraffico.

viabilità a Firenze
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A metà strada tra Parigi e Vienna

Ci sono poi i nuovi quartieri, che mutano la forma del centro storico che venuto a perdere le mura perimetrali si allarga sempre di più. Tra il 1862 e il 1866 nascono il Maglio e Mattonaia messi ora in comunicazione tra di loro grazie al nuovo viale (dice Emilio Burci in una guida dedicata ai viaggiatori nel 1875) che percorre tutto l’antico giro di mura a somiglianza dei boulevards parigini del piano Haussmann o al ring di Vienna. Da un lato abbiamo un’opinione pubblica contraria ai viali che alterano l’identità storica e urbana della città. Dall’altra una che invece guarda con favore la trasformazione. Qui troviamo in gran parte politici ed investitori italiani e stranieri, pochi a dire il vero “i nativi”, già frastornati per l’aumento dei costi e degli affitti. Perché non sono solo gli stranieri a non volere la trasformazione dei viali, ci sono anche le voci dei fiorentini contro quelle istituzioni che invece hanno appoggiato e voluto la “nuova visione di città”.

Strada facendo

Ma i lavori non si limitano alla cerchia muraria di Arnolfo di Cambio, si allargano strade, si arretrano le facciate dei palazzi del centro, si isolano edifici o monumenti. Si creano lunghi rettifili, i lungarni, nuove piazze, i viali di collina e piazzale Michelangelo. Si radono al suolo interi quartieri: San Niccolò, il mercato vecchio ed il ghetto. C’è però da dire che anche della Firenze medievale, oramai perduta, abbiamo le pesanti critiche di Giacomo Leopardi: “questi viottoli che chiamano strade, mi affogano, questo sudiciume universale mi ammorba“.

Ben venga quindi, per chi la pensava come il poeta, un’apertura verso l’esterno delle mura, viali alberati, larghi e sicuri attorno alla fortezza divenuta un’attrazione scollegata al centro storico. Ed è qui che insistono i lavori di oggi. È attorno alla fortezza che si scava, si lavora e si allargano di nuovo vie di comunicazione: le due linee della tramvia  che comportano una revisione della viabilità a Firenze.

tramvia a Firenze
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I nuclei del cambiamento

I viali di fino ottocento, che sono costati il prezzo delle mura di cinta oggi sono stati in parte interrati per lo scorrimento di viale fratelli Rosselli e la costruzione dei passaggi della nuova linea su rotaia. In questa zona è stata recuperata la stazione Leopolda e la piazza Vittorio Veneto, le officine ferroviarie delle Cascine si sono trasformate nel teatro dell’Opera che punta a diventare il cuore pulsante di tutta l’area, confinante com’é con le nuove destinazioni dell’antica stazione granducale a Porta al Prato.

La stazione Leopolda

Lo stesso Matteo Renzi, nel 2011, da sindaco descriveva  quest’area come al centro di un nuovo piano che avrebbe ridisegnato la visione ottocentesca: ”il nostro obiettivo è di farne il parco urbano più grande d’Europa, recuperando e valorizzando il verde e i monumenti e favorendo l’insediamento di nuove funzioni e servizi, per esempio legate alla ristorazione. La Stazione Leopolda è una struttura magnifica, che forse non ha ancora sfruttato tutte le sue potenzialità. E per la Fortezza abbiamo presentato, con Provincia e Regione, un piano di recupero da quasi 90 milioni di euro, che aumenti le superfici espositive ma anche rilanci l’immobile dal punto di vista storico e monumentale… Ecco, solo tenendo questi tasselli insieme possiamo comprendere appieno come il progetto del nuovo teatro, in quella collocazione urbanistica, diventi una spinta propulsiva straordinaria, anche per l’intera città”.

tramvia a Firenze
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Vecchio e nuovo, città e ambiente

E in fondo proprio il teatro dell’Opera ha ricucito la cesura tra la vecchia Firenze pre-viali e la nuova moderna città di nuovo coperta di cantieri attorno alla vecchia Fortezza. La volontà dell’amministrazione di allora fu quella di inaugurare il teatro durante le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia (1861 – 2011). Proprio quell’Unità che trasformo Firenze in Capitale (breve) del neonato regno e che accelerò i lavori di trasformazione. Secondo i detrattori di tanto fervore urbanistico siamo passati dalle mura di Arnolfo ai boulevards in stile parigino per approdare ad una tangenziale urbana che ha mutato e mutilato i viali, “producendo – dicevano i comitati – insanabili fratture, lunghe trincee e file di pali con conseguente perdita di alberate a ridosso di un Centro Storico bisognoso di ricuciture e di risanamento ambientale”.

C’è polemica

A me, oggi, viene un po’ da ridere. Quei viali odiati a fine ottocento sono oggi diventati icona di un passato da salvare e recuperare. A ben vedere su quei viali si dicono le stesse cose da oltre centocinquanta anni: ogni intervento va a rovinare le vestigia di un passato (più o meno lontano) perdendolo per sempre. Ogni cantiere è uno stupro alla città ed ai suoi visitatori (ieri ricchi viaggiatori oggi semplici turisti) che cancella la storia, o una storia, qualcosa a cui ci siamo semplicemente assuefatti. Che sia proprio questo il problema di questa bella città: i conti col passato ed un difficile, se non impossibile, rapporto con la contemporaneità?

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  • Giuseppe Gori Savellini

    Dopo una laurea e un dottorato in storia dei media, mi occupo di comunicazione culturale e politica e anche di promozione cinematografica. Collaboro con case di produzione e sono direttore artistico del Visionaria Film Festival che da ben venticinque anni si occupa di nuovi linguaggi. Scrivo, molto, dei temi che considero fondamentali in una società distratta: politiche culturali e sguardo contemporaneo.

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