Il viaggiatore che decise di fermarsi – Raccontami Firenze

Raccontami Firenze, toc toc Firenze

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Sono stato un viaggiatore del tempo, una volta. Ho visitato galassie, strani pianeti, sono tornato indietro fino allo scoppio del Big Bang. Per anni ho percorso miglia e miglia con l’intenzione di non fermarmi mai, di andare sempre avanti alla scoperta di mondi nuovi e inesplorati. Finché un giorno, un vortice temporale, mi condusse nell’ultimo posto in cui mi sarei mai aspettato di atterrare.
Era il 24 Maggio 2014, l’aria calda mi entrava dolce nei polmoni e il cielo terso faceva del posto in cui mi trovavo, uno sfondo di cartolina. Ricordo che la vista che mi si parava davanti era qualcosa di unico, nonostante mi trovassi in una normale città; una cupola di quello che doveva essere il Duomo, svettava sopra i tetti delle case, di fianco un alto campanile a fargli compagnia. Diversi ponti di pietra univano due grandi sponde attraversate da un grande fiume verdastro. Un’alta torre tentava di sfiorare il cielo lì accanto.
Non vidi mostri né strane creature, così fui certo di essere capitato sul pianeta Terra. Mi guardai intorno alla ricerca di una faccia amica a cui poter chiedere dove esattamente mi trovassi, la scovai in una ragazza dai capelli biondi e spettinati che stava ammirando il panorama mozzafiato che si stendeva davanti a noi.

– Ciao, sai dirmi dove mi trovo? –

Lei mi guardò con aria perplessa, credo che mi prese per pazzo, tuttavia non esitò a rispondermi sorridendo.

– Sei a Firenze, culla delle arti e della cultura –
– Oh, allora sono in Italia! –
– Proprio così –
– E dimmi, questo posto preciso, come si chiama? –
– Siamo a Piazzale Michelangelo. Da qui puoi ammirare tutta la bellezza della città, è così piccola che riesci ad abbracciarla tutta con un solo sguardo –
– Io sono un viaggiatore, sai, e in tutto questo tempo credo di non aver mai visto niente di simile –

La ragazza sospirò e continuò a disegnare con gli occhi i contorni degli edifici, poi riprese a parlare.

– Sai, abitando qui da sempre, non mi rendo mai conto della bellezza di questo posto, così ogni tanto vengo qui e cerco di ricordarmelo. Firenze non si smentisce mai, non ti tradisce mai. E dovresti vedere com’è dentro, la paragonerei a un carillon, di quelli a forma di scrigno che si aprono quando iniziano a far risuonare la loro melodia. Coi suoi colori sembra sempre che sia un giorno di festa e ti viene voglia di perderti nelle sue infinite viuzze. Per me Firenze è come l’angolino che ci costruivamo da bambini con le coperte e i cuscini, per perderci in mondi lontani e fantasie –

Rimasi colpito da ogni parola che la sua bocca pronunciava, era vero, quella città sembrava emanare uno strano calore, era inaspettatamente accogliente, anche per me che vi avevo appena messo piede.
Sentii di aver trovato finalmente il senso del mio viaggiare. Firenze, nella sua semplicità, era riuscita a risvegliare in me una sorta di pace, di calma interiore a lungo cercata. A volte non servono enormi monumenti, sontuosi grattacieli o edifici imponenti e minacciosi per affermare quanto una città sia splendida, la magia risiede nelle piccole cose, perché esse sanno sempre ridestare in noi quella voglia di goderne senza mai stancarci.

– Dai, ti porto a fare un giro – Disse lei tirandomi per la manica della giacca marrone.

Mi stupii di come la gente di questo posto fosse cordiale e disponibile, forse un po’ malinconica, ma piena di entusiasmo e voglia di raccontarsi. Chiunque altrove mi avrebbe liquidato senza una parola di troppo, invece eccomi qua, pronto per avventurarmi in un altro viaggio.
Ricordo che mangiammo una bistecca alla fiorentina, mi spiegò cos’era il calcio storico, mi condusse fino a Santa Croce ad ammirare le tombe degli uomini più illustri della storia, da Ugo Foscolo a Galileo.
Mi offrì un gelato alla banana su Ponte alla Carraia, a detta sua, il migliore della città, guardammo un gruppo di aspiranti pittori dipingere (con tanto di tavolozza e pennelli) il sole riflesso nel fiume Arno. Andammo anche alla stazione di Santa Maria Novella a guardare la fretta, il tran tran e gli abbracci delle persone, poi sù fino al giardino di Boboli, così immenso da far venir voglia di perderti e di rimanere lì per sempre, in mezzo a tutte quelle statue e fontane antiche e quella vegetazione rigogliosa, viva, verde. Sembrava di stare in un libro di fiabe, che quella fosse in realtà la residenza della Fata Turchina?
Corremmo sui pietroni delle strade del centro, salimmo su un cavallo della giostra in Piazza della Repubblica, salimmo su una carrozza trainata da un cavallo vero. Scendemmo in Ponte Vecchio, dove le botteghe degli orafi sembravano essere uscite da un Presepe. E più camminavamo e più mi meravigliavo, e più mi meravigliavo e più volevo restare. E’ difficile descrivere a parole tutte le emozioni che si provano quando ti trovi in una terra estranea alla tua, dovrebbero essere gli occhi a parlare, non la bocca.

– Come ti chiami? – Chiesi alla ragazza dai capelli biondi.
– Martina e tu? –
– Io sono il viaggiatore –
– Il viaggiatore che decise di fermarsi? Se ti fermassi, potrei portarti a visitare innumerevoli altri luoghi. Devi vedere i musei, le biblioteche, i teatri, il mercatino di San Lorenzo, Piazza San Marco, devi mangiare il lampredotto, devo insegnarti a parlare con la “C” aspirata, devi vedere una partita di calcio della Fiorentina allo stadio Artemio Franchi e ancora, ancora, ancora –
– Ah Martina, come potrei dirti di no? –
Cognome: Giovannini
La tua biografia da 160 caratteri in prima persona: Mi chiamo Eleonora, ho vent’anni e abito in provincia di Firenze. Mi sono diplomata al liceo Machiavelli e adesso sono iscritta al primo anno di Dams (sempre a Firenze). Ho sempre avuto la passione per la scrittura e ho voluto cogliere questa occasione per omaggiare la mia città in cui sono felice di essere cresciuta.

Un racconto di Eleonora Giovannini

Mi chiamo Eleonora, ho vent’anni e abito in provincia di Firenze. Mi sono diplomata al liceo Machiavelli e adesso sono iscritta al primo anno di Dams (sempre a Firenze). Ho sempre avuto la passione per la scrittura e ho voluto cogliere questa occasione per omaggiare la mia città in cui sono felice di essere cresciuta.

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Credits: Matteo Cutroneo

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