Violenza sulle donne e sui minori: la battaglia di Artemisia

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Lo scorso 5 aprile è morta a Firenze Nicoletta Livi Bacci fondatrice, con Catia Franci, dell’Associazione Artemisia, che si batte dal febbraio 1995 contro la violenza sulle donne e sui minori.

Il nome dell’Associazione fa riferimento ad Artemisia Gentileschi, pittrice italiana di scuola caravaggesca vissuta durante la prima metà del XVII secolo. L’artista, che si stabilì a Firenze per un periodo della sua vita, intentò un processo per stupro contro Agostino Tassi, suo maestro di prospettiva. Questi fatti si verificarono in un periodo in cui le donne non godevano dei diritti di cui godono oggi.

Venti anni di attività

In quasi 20 anni di attività le operatrici di Artemisia hanno registrato 8241 casi di violenza sulle donne, 2340 richieste di aiuto per minori vittime di maltrattamento ed abuso e 582 adulte/i che hanno chiesto aiuto per violenze subite nell’infanzia. Nell’anno 2013, si sono rivolti all’Associazione 1536 utenti, una crescita rispetto al 2012 del 16%.
Recentemente, l’Associazione ha aperto, oltre a quello di Figline Valdarno già attivo dal 2007, 3 nuovi sportelli territoriali per coprire la zona sud/est di Firenze: Barberino del Mugello, Pontassieve, San Casciano. Dopo l’apertura, la crescita di richieste in queste zone è raddoppiata, segno che un bisogno c’era ma mancavano le risposte.

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Cosa fa Artemisia

Artemisia oltre a offrire consulenza psicologica e legale si occupa di: percorsi di elaborazione del trauma e di uscita dalla violenza, valutazione e sostegno alla genitorialità, valutazione delle conseguenze psicologiche causate dalla violenza sulle donne, sostegno psicologico e psicoeducativo mediante gruppi ai bambini e alle bambine vittime di violenza assistita, accoglienza protetta in case rifugio per i casi più gravi, formazione, informazione e sensibilizzazione, ricerca e documentazione.

 

Per comprendere meglio il lavoro e le difficoltà quotidiane dell’Associazione, abbiamo incontrato la dottoressa Ilaria Bagnoli, operatrice di accoglienza del centro da circa dieci anni.

Come si finanzia l’Associazione?

Godiamo di finanziamenti pubblici da parte del Comune e della Provincia di Firenze e beneficiamo dei Fondi sociali europei. I tagli alla spesa pubblica degli ultimi anni hanno colpito anche noi nell’ordine del 30-40%. La nostra attività è finanziata anche da donazioni private. Fra i principali sostenitori possiamo annoverare l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e l’Associazione Marchi.

Vi occupate di prevenzione?

È una fase fondamentale del nostro lavoro. Sulle donne e i bambini che arrivano qui possiamo lavorare solo in termini di riparazione del danno subito. La mancata prevenzione comporta gravi costi sociali ed economici. La nostra attività di prevenzione è rivolta soprattutto agli studenti delle scuole primarie e secondarie, attraverso dibattiti durante le assemblee. Proponiamo anche dei percorsi più strutturati come laboratori sugli stereotipi di genere e sulle pari opportunità.

Che radici ha la violenza?

La violenza è trasversale e interclassista, colpisce tutte le fasce economiche e sociali. Delle differenze possono essere riscontrate in base al contesto sociale e culturale, per quanto riguarda le modalità della violenza. In generale, il concetto di base su cui si fonda la violenza di genere è il potere e il controllo esercitati dall’uomo sulla donna.

Chi sono gli autori delle violenze?

Per quanto riguarda le donne e gli adulti, il 53 % dei maltrattanti sono i partner, il 17 % sono ex partner, il 28% parenti o conoscenti e solo nel 2% dei casi la violenza viene perpetrata da sconosciuti. Nel caso di violenza sui minori, il 60% delle volte è colpa del padre.

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Il 19 maggio 2013 è stata bruciata una porta dell’Associazione. Le forze di polizia hanno accertato che l’incendio era doloso. Avete subito altre azioni intimidatorie?

L’Associazione è stata più volte bersagliata su internet con accuse diffamatorie volte a screditarla. Riceviamo telefonate minatorie e alcuni maltrattanti sono venuti fino al cancello dell’Associazione. Una mia collega è stata minacciata di persona. Tutto ciò, però, invece di spaventarci ci rafforza.

Cosa sente di dire alle vittime di violenza?

Di parlarne, di chiedere aiuto e di non vergognarsi. Di credere in un’alternativa.

 

Credits: Palermo Today, Una donna, Legalità e giustizia

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